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Se il lavoro e salari aumentano Wall Street crolla: il nuovo terrorismo finanziario domina il mondo

Le nuove regole morali globali sono sempre più chiare: il lavoro deve scomparire, al suo posto solo la speculazione finanziaria. Si procede verso la selezione umana

Wall Street
Wall Street (ANSA)

NEW YORK - Si dovrebbe festeggiare la violenta, per quanto di breve durata, correzione di Wall Street di due giorni fa. Ma in realtà in essa è contenuta un messaggio chiaro e sinistro. Guardare l’andamento storico della borsa di New York mette in evidenza l’enormità della bolla speculativa che si è formata negli ultimi due anni: ma questo non è sufficiente stroncare la tossicodipendenza finanziaria che ha, esattamente come un drogato nella fase finale, l’assoluta necessità di dosi sempre maggiori di sostanze stupefacenti. La crescita esponenziale di Wall Street, che ha quasi raddoppiato la sua capitalizzazione in poco più di tre anni, non ha alcune correlazione con l’economia reale. Anzi, le curva dell'economia reale, posti di lavoro e salari è opposta: al diminuire di questi è aumentato, esponenzialmente, il settore finanziario. Come una sorta di vampiro che si avventa su un corpo sano per dissanguarlo. 

Qualche dato
Un solo dato per spiegare la situazione: i senzatetto negli Usa sono un terzo della popolazione, oltre cento milioni di persone. Sono 2 milioni e mezzo i bambini senzatetto minori: 1 ogni 30 bambini americani, in aumento, dal 2007 del 64%. La ricchezza della classe media americana è crollata del 20% in dieci anni, tendenza che ha fatto crollare gli USA al 19° posto nella classifica mondiale per ricchezza media. La ricchezza media famigliare era di 137.955 dollari nel 2007, ma oggi si è quasi dimezzata raggiungendo quota 82.725 dollari. I recenti dati inerenti la ripresa del lavoro sono inficiati dai cosiddetti lavoretti, sempre più spesso legati ad un nuovo regime di cottimo. Negli Usa, venti super-super-super ricchi possiedono più denaro (pariamo di 732miliardi di dollari stimati) di quanti non ne possiedono i 152milioni di americani più poveri. Un ultimo dato: il 48,8% dei giovani sotto i 25 anni vive ancora in famiglia, con i genitori, per mancanza di mezzi e opportunità. Il lavoro, negli Usa, è un fenomeno in via d'estinzione.

Nuovo reame finanziario
In questo contesto reale, fatto di carne e sangue, emerge il contesto virtuale, ovvero quello rappresentato da otto anni di continuo rialzo della borsa più potente del mondo. Un mondo in cui il lavoro non ha più alcuna presa, e il denaro viene creato dal denaro. Un nuovo e antico reame, l’idea che possa esistere un Re Mida in grado di trasformare, con un solo tocco, tutto ciò che vuole in oro: questa è Wall Street. Un dio collerico che non vuole il ritorno del lavoro quale modello sociale: e al primo segno in tal senso provvede a stroncarlo con il più duro terrorismo finanziario.

Dove tutto è iniziato
Il grosso della bolla si è formato grazie al fiume di dollari creato dalla Fed che ha inondato il settore finanziario, e lì è rimasto intrappolato. Tutto nasce con la grande crisi del 2008, quando Wall Street fa intendere che la sua fine avrebbe trascinato nel baratro non l’economia americana, ma il mondo. Il presidente Obama corre in suo soccorso e l’immenso deficit federale successivo prende la forma di un movimento carsico verso la finanza. E’ un meccanismo molto simile al Quantitative Easing europeo, che però ha la caratteristica di avere una relazione con l’economia maggiore data la forte presenza di un’industria manifatturiera ancora importante. 

Perché l'economia Usa cresce?
Ma perché allora l’economia statunitense cresce? I fattori principali sono due, tutti dovuti alla politica fortemente aggressiva del presidente Trump: la svalutazione del dollaro, che aiuta le esportazioni, e la trasformazione degli Usa in un immenso paradiso fiscale. Nella distruttiva guerra sulle tasse globale – la globalizzazione è soprattutto attrazione di capitali attraverso il fisco e costo del lavoro basso, e ancor meglio nullo – gli Usa sono entrati a gamba tesa nella competizione con l’Europa. Ovviamente incideranno in futuro i dazi sulle importazioni. Qualcuno in questo contesto vede segnali di debolezza per l’economia Usa, e pensa che possa esservi un prossimo aumento dei tassi di interesse: quanto di peggio possa avvenire per il mercato finanziario. Tutto ciò però non è una novità, non una congiuntura particolarmente sfortunata dell’economia statunitense. Da circa dieci anni gli Usa non hanno più un mercato interno – caratteristica che condividono con l’Europa – e vivono di export. Ma soprattutto, vivono di finanza.

E qui torniamo al discorso iniziale
L’economia Usa deve essere vista come il punto finale della finanziarizzazione di tutto l’esistente. Qualcosa che vada al di là del lavoro, ormai spacciato sotto le forze dell’ipertecnologia.Le soluzioni sono due: la creazione di un enorme debito pubblico e la creazione di un enorme debito privato. E’ quello che sta accadendo negli Usa. A difesa del primo ci sono le testate nucleari sparse per i quattro continenti, dalla parte del secondo vi è l’eterna legge del «troppo grande per fallire». Già sperimentata nel 2009 con successo, come si diceva. La bolla speculativa di Wall Street, valutabile intorno al 60% del suo volume secondo gli analisti, è quindi un esperimento socio-scientifico: vedere se una curva può solo salire, all’infinito. Grazie alla forza del terrorismo finanziario. Non a caso, la Fed continua a non avere il coraggio di rialzare il costo del denaro: anche perché non c’è ragione di far ciò. La cosiddetta «fiammata inflattiva» sui salari è fittizia, dato che i «salari» sono in via d’estinzione negli Usa, anche solo come concetto. Il buon senso, e la fisica nella seconda legge della termodinamica, escludono però uno scenario di espansione infinita, ovvero il sogno dei nuovi guru della finanza. In fondo basta che la Fed pompi soldi all’infinito dentro la borsa di New York, come sta facendo ormai da quasi dieci anni. Soldi che anziché finire dentro l’economia reale, e alimentare il lavoro, finiscono direttamente nelle tasche di coloro che vivono di finanza. 
Wall Street è quindi un luogo ormai astratto che genera leggi nuove, perfino contro natura.  Ma, a ben vedere, ci si trova dentro l’eterna storia di Collodi che fa seppellire a Pinocchio su suggerimento del gatto e della volpe: i piccoli azionisti sono chiamati a far la parte del ciocco di legno diventato burattino. 

Quanto può durare questo meccanismo?
In linea teorica esso appare letteralmente infinito. Anche perché, come detto in precedenza, non alimenta alcun reale processo inflattivo, dato che i consumo della classe straricca sono fissi. Anzi, permette una nuova selezione naturale: coloro che sono capaci di speculare sono più adatti di coloro che sono in grado di lavorare. Che, come noto, presto si estingueranno. Un reale crollo della borsa statunitense, e di tutto i settore mondiale, sarebbe salutare, e ridarebbe forza ad un modello fondato sulla crescita attraverso il lavoro. Il classico esempio di distruzione generativa del capitalismo. Ma la finanza ormai è forte delle sue dimensioni totemiche, e vede se stessa alla stregua di una divinità incontestabile ed eterna.
La correzione violenta, ma in termini quantitativi ridicola di due giorni fa, è stata subito recuperata: ovviamente senza alcuna base reale. Non solo: da New York gli analisti della borsa hanno subito fatto sapere che quel 4% perduto era dovuto ad un errore delle macchine che sovrintendono agli scambi. Ulteriore conferma che vi è la volontà di reiterare il dogma della perfezione infinita della crescita finanziaria fondata sul nulla. Non crollerà Wall Street, perché ha generato un equilibrio del terrore che nessuno osa mettere in discussione. Ed esattamente come nel caso delle armi nucleari, la corsa è alimentato dall’aumento perpetuo della potenza distruttiva. Come in un vicolo cieco, l’umanità si trova di fronte alla necessità di dover desiderare il male perpetuo, per evitare una fine catastrofica.