10 luglio 2020
Aggiornato 01:30
La «collezione» del Sultano

Due miliardi di dollari per l'hotel Plaza di New York

E' l'offerta lanciata, secondo indiscrezioni di stampa, dal Sultano del Brunei Hassanal Bolkiah per diventare il nuovo proprietario del Plaza, storico hotel nel cuore di New York, e altri due alberghi.

NEW YORK - Due miliardi di dollari. E' l'offerta lanciata, secondo indiscrezioni di stampa, dal Sultano del Brunei Hassanal Bolkiah per diventare il nuovo proprietario del Plaza, storico hotel nel cuore di New York, e altri due alberghi.
Quello dell'hotel a due passi da Central Park, celebre per aver ospitato nelle sue suite star internazionali e per essere stato set di film come «Profumo di donna» e «Mamma ho perso l'aereo 2», sarebbe un acquisto controverso soprattutto per la fama del Sultano, noto per aver imposto nel suo Paese la sharia, legge musulmana molto rigida che prevede la lapidazione per le donne che commettono adulterio e gli omosessuali.

NELL'ACCORDO ALTRI DUE HOTEL - E non è tutto. Come parte dell'accordo, oltre al Plaza, il Sultano potrebbe anche acquistare il Dream Hotel, sempre a New York, e il Grosvenor House di Londra, proprietà messe in vendita da Subrata Roy, un tycoon indiano, attualmente in prigione a New Delhi per non aver pagato gli investitori che comprarono bond da lui emessi in modo illegale. La sua cauzione è fissata in 1,6 miliardi di dollari, di cui la metà deve essere pagata in contanti e il resto in garanzie bancarie.
Si tratta di una serie di alberghi che andrebbe ad arricchire la «collezione» del Sultano che comprende anche l'hotel Eden di Roma, comprato nel settembre 2013 per circa 105 milioni di euro.

FIOCCANO LE POLEMICHE - E intanto fioccano le polemiche. «Abbiamo l'obbligo di fare qualsiasi cosa è in nostro potere per assicurarci che l'hotel più famoso al mondo non diventi un altro gioiello sulla corona del Sultano», ha dichiarato alla CBS - nota televisione americana - Jason Rahlan, direttore della comunicazione presso Human Rights Campaign (HRC).

Associazioni come la HRC dunque si schierano contro questo «shopping» e cercano di sensibilizzare l'opinione pubblica per fare in modo che i newyorchesi chiedano a gran voce al Sultano di «andare altrove a concludere i suoi affari», conclude Rahlan.