2 dicembre 2020
Aggiornato 23:30
Finanze Vaticane

Un ratzingeriano alla Presidenza dell'IOR prima della rinuncia

Ernst von Freyberg, 55 anni, origini nobiliari, tesoriere del ramo tedesco del Sovrano ordine dei Cavalieri di Malta. Dopo nove mesi, la commissione cardinalizia che sovrintende l'Istituto per le Opere di Religione, ha trovato la quadratura del cerchio ed ha nominato il successore di Paul Marcinkus, Angelo Caloia e, soprattutto, Ettore Gotti Tedeschi

CITTÀ DEL VATICANO - Tedesco, anzi bavarese, come Joseph Ratzinger. Cattolicissimo. Le due famiglie si conoscono. Ernst von Freyberg, 55 anni, origini nobiliari, tesoriere del ramo tedesco del Sovrano ordine dei Cavalieri di Malta, è il nuovo presidente dello Ior. Dopo nove mesi, la commissione cardinalizia che sovrintende l'Istituto per le Opere di Religione, ha trovato la quadratura del cerchio ed ha nominato il successore di Paul Marcinkus, Angelo Caloia e, soprattutto, Ettore Gotti Tedeschi, licenziato all'unanimità dal board dell'istituto, l'organismo di banchieri che dirige operativamente la «banca vaticana». Una nomina tecnicamente cardinalizia, dunque, che porta però l'impronta del Papa dimissionario. E che non è priva di una coda polemica, quando, all'annuncio del suo nome nella sala stampa vaticana, spuntano le navi da guerra tra le attività che Von Freyberg ha avuto in Germania.

Il processo per la scelta del nuovo presidente dello Ior è stato lungo. Questione procedurale, certo. Il siluramento di Gotti Tedeschi è avvenuto negli stessi giorni in cui - il giorno prima, 23 maggio - con l'arresto del maggiordomo di Benedetto XVI, Paolo Gabriele, giungeva al culmine lo scandalo Vatileaks. Il Vaticano, nei mesi a seguire, ha avuto altre priorità. Poi la segreteria di Stato ha ingaggiato un cacciatore di teste americano, l'agenzia Spencer&Stuart, per selezionare il candidato migliore. Prima sono stati individuati 40 nomi, poi ridotti ad una rosa di sei e, infine, ad una terna. Ad intervistare i tre 'papabili, sia la commissione cardinalizia che il board laico. Alla fine la commissione cardinalizia «ha fatto la sua scelta preferenziale», ha spiegato il portavoce vaticano, il gesuita Federico Lombardi, e venerdì mattina «si è incontrata con il board» e «all'unanimità - commissione cardinalizia e board - hanno varato questa scelta». Nel pomeriggio di venerdì, poi, «la documentazione è stata presentata al Santo Padre perché fosse debitamente informato e potesse dare il suo consenso. Ieri mattina la nomina formale, che non è nomina papale bensì della commissione cardinalizia, ma, evidentemente - ha precisato Lombardi - con il consenso del Papa». La nota ufficiale spiega che «il Santo Padre che ha seguito da vicino l'intero processo di selezione e di scelta del nuovo Presidente del Consiglio di Sovrintendenza dell'I.O.R., ha espresso il Suo pieno consenso alla decisione della Commissione Cardinalizia». E Lombardi, rispondendo ad una domanda, precisa: «La famiglie del Presidente è nota al Papa, il che non vuole dire che ci fosse conoscenza personale».

Inconsueto, dopo tante ricerche, che il curriculum del banchiere tedesco contenesse una «macchia». A sollevare la questione, nel briefing quotidiano che padre Lombardi tiene dall'annuncio delle dimissioni del Papa, un giornalista spagnolo che ha vissuto diversi anni in Germania. Von Freyberg dal 2012 è presidente della società tedesca di Amburgo Blohm+Voss, un gruppo che costruisce non solo navi cargo e passeggeri, ma anche navi di pattugliamento militare. Padre Lombardi - vero front-man, spesso solitario, delle emergenze in cui è incappato la Santa Sede in questi anni - esita un attimo, poi risponde. «Non so se facciano navi da guerra, di certo la persona è competente. Organizza anche pellegrinaggi a Lourdes ed è membro degli ordini di Malta». Il gesuita deve però rispondere ad altre domande, sullo stesso tema, dei giornalisti presenti al briefing. Qualcuno chiede se scegliere Von Freyberg non sia in contraddizione con la enciclica 'Pacem in terris' di Giovanni XXIII. «Dire che siccome costruisce navi da guerra è un guerrafondaio, onestamente non mi sembra onesto», taglia corto il portavoce. A fine briefing gli passano un biglietto e Lombardi lo legge: «La Blohm+Voss non fabbrica più navi, ha venduto quel reparto, fa solo engeneering. Problema risolto». Versione ritoccata un paio d'ore dopo, quando il portavoce precisa, in una dichiarazione, che «l'attività fondamentale del Gruppo Blohm+Voss è la trasformazione e la riparazione di navi da crociera e attività per l'industria che opera in alto mare, come pure la costruzione di yacht. Attualmente fa anche parte di un Consorzio, che costruisce quattro fregate per la marina tedesca».