2 aprile 2020
Aggiornato 06:00
I dati dell'ISTAT

Vendite al dettaglio in calo a giugno: -0,5%

Sintesi di un aumento dell'1,3% per i prodotti alimentari e di una diminuzione dell'1,4% per i beni non alimentari. Federdistribuzione: In cinque anni calo vendite 4,4%. Confcommercio: Ancora lontana l'uscita dalla crisi. Confesercenti: No all'aumento dell'Iva

ROMA - Calano su base annua le vendite al dettaglio. A giugno l'indice grezzo del totale delle vendite ha segnato una diminuzione su base annua dello 0,5%, sintesi di un aumento dell'1,3% per i prodotti alimentari e di una diminuzione dell'1,4% per i beni non alimentari. Lo ha comunicato l'Istat.
Sempre a giugno, l'indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio ha segnato un aumento congiunturale dello 0,4%. Nella media del trimestre aprile-giugno 2012 l'indice è diminuito dell'1,7% rispetto ai tre mesi precedenti.

Nel confronto con maggio 2012, le vendite aumentano dello 0,2% per i prodotti alimentari e dello 0,4% per quelli non alimentari. Le vendite per forma distributiva mostrano, nel confronto con giugno 2011, una variazione positiva per la grande distribuzione (+1,8%) e una contrazione per le imprese operanti su piccole superfici (-2,1%).
Nei primi sei mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011, l'indice grezzo diminuisce dell'1,4%: le vendite di prodotti alimentari segnano un lieve aumento (+0,2%), mentre quelle di prodotti non alimentari registrano una flessione (-2,2%).

Nel confronto con giugno 2011 si registra una variazione positiva dell'1,8% per le vendite delle imprese della grande distribuzione e una flessione del 2,1% per quelle delle imprese operanti su piccole superfici. Nella grande distribuzione le vendite segnano un aumento tendenziale sia per i prodotti alimentari (+3,6%) sia, in misura più contenuta, per quelli non alimentari (+0,2%). Nelle imprese operanti su piccole superfici le vendite diminuiscono sia per i prodotti alimentari (-2,1%), sia per quelli non alimentari (-2,3%).
Tra le imprese della grande distribuzione si registrano aumenti tendenziali del 2,2% per gli esercizi non specializzati e dello 0,3% per quelli specializzati. Nei primi, le vendite degli esercizi a prevalenza alimentare aumentano del 2,5%, quelle degli esercizi a prevalenza non alimentare dello 0,6%.

Federdistribuzione: In cinque anni calo vendite 4,4% - «Anche il dato di giugno conferma la lunga fase di diminuzione dei consumi che sta attraversando il paese». E' il commento di Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, ai dati Istat sulle vendite al dettaglio. «Il decremento dell'1,4% della prima metà del 2012 va visto anche in funzione dei valori negativi che caratterizzano le vendite al dettaglio dal 2008 (con l'unica eccezione del 2010 che ha visto un debole +0,2%), che determinano negli ultimi 5 anni un calo complessivo del -4,4%, un valore che dà concreta testimonianza delle difficoltà delle famiglie».

Confcommercio: Ancora lontana l'uscita dalla crisi - «Il modesto aumento congiunturale registrato nel mese di giugno dalle vendite è un dato che conferma lo stato di estrema criticità in cui versa la domanda interna per consumi». E' il commento dell'Ufficio studi Confcommercio ai dati sulle vendite al dettaglio diffusi oggi dall'Istat. «Al netto della variazione dei prezzi infatti - sottolinea Confcommercio in una nota - i volumi venduti risultano sostanzialmente in linea con il dato registrato a maggio e mostrano un ridimensionamento particolarmente marcato rispetto allo stesso mese dello scorso anno».

Confesercenti: No all'aumento dell'Iva - Crisi, fisco e stretta al credito delle famiglie «inchiodano l'Italia in trincea». Così Confesercenti commenta i dati Istat sul calo annuo delle vendite al dettaglio a giugno.
«Il timido aumento registrato su maggio - osserva l'associazione - è dovuto principalmente alla crescita dei beni alimentari, e comunque non basta a far virare in positivo né l'anno né il trimestre. Tutti gli altri indicatori rilevati nel mese dell'imu, d'altra parte, dipingono un'Italia che vive ancora una situazione di sacrificio e di grande incertezza: a partire dal sempre più frequente ricorso delle famiglie ai discount alimentari fino alla costante diminuzione degli acquisti no food, con grande sofferenza dei piccoli negozi».

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