10 luglio 2020
Aggiornato 07:30
Da un’alumna del CUOA un’analisi che ne regola la distribuzione

Il Prosecco negli Stati Uniti: una denominazione da salvaguardare

Lo studio «L’export vitivinicolo negli Stati Uniti: regole di settore e prassi contrattuali con particolare riferimento al caso del Prosecco» realizzato da Alessandra Zuccato, alumna del corso di alta formazione in Gestione delle Aziende Vitivinicole targato CUOA, indaga sulla situazione dell’export del famoso vino veneto

VICENZA - Più protezione e visibilità a livello globale per un prodotto DOC italiano che all’estero sta conoscendo un costante e deciso incremento. È questo ciò che Alessandra Zuccato, alumna della prima edizione del corso di alta formazione in Gestione delle Aziende Vitivinicole del CUOA, analizza nel suo paper dal titolo: «L’export vitivinicolo negli Stati Uniti: regole di settore e prassi contrattuali con particolare riferimento al caso del Prosecco».

Nel 2010 si è verificato il picco massimo delle esportazioni di vino italiano degli ultimi 30 anni. Le aziende italiane hanno esportato più di 20 milioni di ettolitri di vino raggiungendo un valore delle esportazioni di 3,9 miliardi di euro. Si è esportato maggiormente vino bianco, con una minore gradazione alcolica, in quanto maggiore è la richiesta di «bere leggero». Il documento di Zuccato illustra le regole sottese all’export vitivinicolo italiano verso gli Stati Uniti, Paese che va tradizionalmente annoverato fra i maggiori importatori di vino nazionale. All’interno dell’UE, il maggior produttore in termini di volumi è l’Italia, che, fra il 2009 e il 2010, ha registrato più di 50 milioni di ettolitri; seguono Francia (46 milioni di ettolitri) e Spagna (38 milioni di ettolitri). Questo significa che nel totale della produzione vinicola europea, l’Italia, tra il 2009 e il 2010, incideva per il 29,8%, rendendosi in tal modo il maggiore protagonista fra i Paesi europei, seguita sempre da Francia (27,5% sul totale), Spagna (22,6%) e Germania (5,4%). In termini di valore delle esportazioni, invece, il primato va alla Francia, che nel 2009 ha esportato per un valore di 5,5 miliardi di euro, stimati a circa 6,3 miliardi nel 2010, cui segue l’Italia con 3,9 miliardi nel 2010.
La presenza negli Stati Uniti di un insieme di regole composito riguardo al prodotto vino impone agli esportatori di conformarsi a numerose disposizioni, oltre alla necessità di adottare una prospettiva internazionale, che contempli la conoscenza approfondita delle regole di questo mercato. In particolare, Zuccato analizza il caso del Prosecco, vino dalla fama crescente, che rappresenta la punta avanzata delle esportazioni vitivinicole del nostro Paese sul mercato statunitense. Questo prodotto ha acquistato grande reputazione internazionale, e, conseguentemente a questo successo, i produttori hanno operato nel senso di accrescerne la notorietà e la protezione.
Negli Stati Uniti il vaglio delle varie scelte distributive concretizzabili ha rilevato la preferenza per l’utilizzo di sistemi di distribuzione indiretta attuati per il tramite di importatori statunitensi. I rapporti con questi collaboratori sono disciplinati sulla base di accordi, spesso basati sulla parola e sulla fiducia reciproca, oppure, in alcuni casi, attraverso la posizione di formule contrattuali di distribuzione internazionali, standardizzate e poco complesse.

Alessandra Zuccato ha una Laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Trento, con specializzazione in diritto alimentare, legislazione vitivinicola, diritto europeo, diritto commerciale internazionale. Ha conseguito il diploma in Gestione delle Aziende Vitivinicole, corso di alta formazione realizzato dalla Fondazione CUOA con la collaborazione dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino. Ad oggi opera presso il Consorzio di tutela della denominazione di origine controllata Prosecco a Treviso, occupandosi degli aspetti giuridici e legali relativi alla protezione di suddetta denominazione.