19 novembre 2019
Aggiornato 06:30
Nel 2011 40 miliardi di investimenti

Fotovoltaico: lo sviluppo del Paese ne ha bisogno

Il Presidente di GIFI-ANIE Natalizia: gli incentivi per il fotovoltaico non sono un costo ma un investimento a favore dell’indipendenza energetica del nostro Paese

ROMA - Nel solo 2011 la spesa per i combustibili fossili è stata di 60 miliardi di euro, e questo è un costo che si ripete ogni anno. Il fotovoltaico con soli 7 miliardi di euro all’anno può soddisfare almeno il 10% della domanda elettrica nazionale grazie ad una fonte di energia pulita, non onerosa e che non abbiamo bisogno di importare.

Natalizia: Nel 2011 40 miliardi di investimenti - «La campagna mediatica sui costi del fotovoltaico è strumentale e di parte. Ha ragione il Ministro Corrado Clini: non si possono sottolineare i costi delle rinnovabili e ignorarne i vantaggi. – dichiara Valerio Natalizia, Presidente di GIFI-ANIE. Nel solo 2011 il settore fotovoltaico ha generato 40 miliardi di euro di investimenti, per lo più privati, mentre il gettito IVA ha raggiunto i 4 miliardi. Negli ultimi 5 anni il fotovoltaico ha creato 100 mila posti di lavoro dei quali 20 mila addetti diretti e con età media inferiore ai 35 anni.»
«La poca flessibilità degli impianti di produzione centralizzata è il vero limite allo sviluppo e all’innovazione del sistema elettrico italiano – continua Natalizia. L’obiettivo delle maggiori economie mondiali è la decarbonizzazione degli approvvigionamenti energetici. Solo promuovendo nuove tecnologie energetiche e infrastrutture di rete innovative si generano investimenti, si creano posti di lavoro, competitività ed indipendenza energetica dalle instabilità geopolitiche.»
«Concordo con il Ministro Corrado Clini - conclude Natalizia – sulla necessità di ripulire le bollette elettriche da oneri impropri. Le famiglie italiane continuano a pagare per le fonti assimilate (che poco hanno di rinnovabile), per il nucleare e per gli sconti concessi alle grandi industrie come le acciaierie: questi oneri non generano ne innovazione e tantomeno competitività».