19 luglio 2024
Aggiornato 01:00
Il farmacista italiano è vittima di un monopolio feudale

Farmacisti: gli «schiavi» del nuovo millennio

Ultimi nelle retribuzioni in Europa in rapporto al fatturato delle aziende, obbligati a consegnare farmaci in violazione delle norme sulla ricetta medica, senza alcuna possibilità di carriera o d’intraprendere la libera professione

ROMA - Contemporaneamente all’invio ai ministri competenti delle prime mille firme per cambiare il contratto dei farmacisti dipendenti da quello del commercio a quello sanitario, il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti denuncia la grave situazione a cui sono sottoposti i farmacisti non titolari.

Mentre Federfarma offriva a venti mesi dalla scadenza del contratto un aumento indegno ed inferiore a quello siglato dagli addetti alle imprese di pulizia, la rivista francese «Quotidien du pharmacien» rendeva noto come gli «stipendi» dei farmacisti italiani sono gli ultimi in Europa rispetto ai fatturati delle farmacie. Stipendi che in questi ultimi anni hanno perso una grossa «fetta» del proprio potere d’acquisto, mentre gli utili delle farmacie, pur in un periodo di crisi, sono sempre stati positivi.

Un rispetto per il valore professionale dei farmacisti dipendenti che viene continuamente «oltraggiato» non solo riguardo al contratto ma anche dall’obbligo diretto o indiretto di consegnare farmaci senza la prevista ricetta medica.

In questo quadro di sopraffazione continua, viene negata anche la duplice possibilità di carriera o d’intraprendere la libera professione. Una regolamentazione di stampo monopolista che determina il numero di esercizi ed impedendo qualsiasi mutamento liberale, vedi liberalizzazione della fascia C, nega qualsiasi futuro che non sia quello di dipendente a vita.

Ora, pur di offrire una parvenza di cambiamento, qualcuno pensa di dare seguito a quanto previsto nella Gasparri/Tomassini ed eliminare il farmacista per la vendita dei farmaci d’automedicazione. Questo non è liberalizzare, non è quanto chiesto dalla BCE, è semplicemente un rafforzamento del monopolio esistente con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro e la chiusura della maggior parte delle parafarmacie.

I titolari di farmacia e la loro organizzazione sindacale non comprendono il momento socio/economico che l’Italia sta vivendo e sperano di passare «la nottata» con il minor numero di danni possibile, garantiamo loro che il risveglio potrebbe essere poco piacevole se non si affrettano immediatamente a capire che i privilegi di cui godono sono contrari agli interessi dei cittadini e a quelli generali del Paese.