18 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Lavoro & Previdenza

Pensioni, Sacconi: «Dopo la manovra sì al confronto»

Il Ministro del Welfare: «Ci sono problemi aperti che riguardano la transizione». Bonanni (Cisl): «Noi non siamo disponibili»

ROMA - Gli interventi sulle pensioni degli ultimi anni assicurano nel medio e lungo periodo stabilità al sistema. Restano tuttavia «problemi aperti» che riguardano la fase di transizione per norme che andranno a regime nei prossimi anni. Per questa ragione, subito dopo l'approvazione della manovra economica, saranno convocate le parti sociali per discutere di misure necessarie per garantire stabilità anche nel breve periodo. Lo ha annunciato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine della seconda giornata dell'Incontro nazionale di studi delle Acli.
«Come ho detto più volte - ha sottolineato Sacconi - il sistema previdenziale italiano è a regime stabile, sostenibile ed equo» grazie alle norme varate «per molta parte di esse nella presente legislatura».

«Problemi aperti che riguardano la transizione» - Il titolare del Welfare ha aggiunto che «ci sono problemi aperti che riguardano la transizione. Ci sono transizioni più o meno lunghe, che sono state disegnate dai legislatori per dare tempo alle persone di organizzarsi. E su queste transizioni la riflessione può essere ancora aperta anche attraverso il dialogo sociale. Avremo occasioni, dopo la manovra, di discutere con le parti sociali, non senza di esse».

Bonanni: «La Cisl non è disponibile» - La Cisl non è disponibile ad aprire un nuovo confronto sulle pensioni. Lo ha detto il segretario generale Raffaele Bonanni commentando le parole del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che intende aprire un tavolo di confronto con le parti sociali subito dopo la manovra per individuare una soluzione ai 'problemi aperti' che riguardano la fase di transizione verso le nuove norme che andranno a regime solo tra alcuni anni.
«Assolutamente no - ha affermato Bonanni a margine del 44esimo incontro nazionale di studi delle Acli - non siamo disposti ad aprire una discussione sulle pensioni. Non se ne vede il perché».
Il numero uno della Cisl ha rimarcato che non si vede per quale ragione si dovrebbe parlare di pensioni quando invece sui costi della politica «si allontana il calice per spingerlo poi su pensionati e pensionandi. Non so di cosa dobbiamo parlare. Non vorrei che si facesse ulteriore confusione. Per noi quello delle pensioni è un capitolo chiuso. Nessuno - ha concluso - venga a dirci di fare di più, di stringere quando su altre questioni il calice si allontana».

Cantone (Cgil): «Accanimento del Governo contro i pensionati» - Le ultime decisioni del Governo «confermano e aggravano l'iniquità della manovra». «Rimane il blocco della perequazione sulle pensioni d'importo medio, nulla si prevede per le pensioni d'importo più basso, taglieggiate, negli ultimi anni, dall'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità». Lo afferma Carla Cantone, segretario generale Spi Cgil.
Per la sindacalista ora la manovra «è stata resa ancora più iniqua. Il contributo di «solidarietà» sui redditi superiori a 90.000 euro rimane a carico dei pensionati e dei dipendenti pubblici, mentre ne sono esclusi tutti gli altri. Eppure, in un momento di difficoltà grave per il Paese nessuno dovrebbe sottrarsi al dovere di contribuire».
Se il Governo «avesse senso di giustizia, la soluzione sarebbe a portata di mano. Si possono utilizzare le risorse derivanti dal contributo di solidarietà applicato a tutti i redditi e quelle derivanti dalla lotta all'evasione per ripristinare l'aggancio all'inflazione delle pensioni e intervenire a sostegno delle pensioni più basse, che sono ormai sotto il livello di povertà.
Sarebbe un atto di giustizia che darebbe anche un contributo alla ripresa dei consumi, assolutamente necessaria per risollevare le sorti di questo Paese».