18 novembre 2019
Aggiornato 01:30
Nuove polemiche contro l'Esecutivo

Regioni ed Enti locali contro il governo, manovra inaccettabile

Il Presidente della Lombardia Formigoni: «Il federalismo fiscale diventa insussistente». Critico anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno

ROMA - Regioni, Province e Comuni contro il governo. La manovra scaricherà i sacrifici dei nuovi tagli alla spesa sui cittadini e sui servizi essenziali. Oltre che far scomparire definitivamente il federalismo fiscale. A poco sono servite le rassicurazioni del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sulla sanità. Ad essere colpiti dai tagli dei trasferimenti saranno tutta un'altra serie di importanti servizi a partire dai trasporti. Al termine dell'incontro con l'esecutivo in cui il premier Silvio Berlusconi ha annunciato per la prima volta l'entità della manovra che sarà di 45 miliardi complessivi per il 2012-13, i rappresentanti degli Enti locali hanno chiesto infatti al governo di cambiare strategia. I tagli toccheranno i trasferimenti a Regioni, province e comuni per oltre 9 miliardi.

A spiegare le cifre è stato il governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: «per quanto riguarda i comparti regioni, province e comuni i tagli sono di 6 miliardi nel 2012, e di 3 miliardi nel 2013. Di questi «1,7 per il taglio ai Comuni, 0,7 alle province, 1,6 per le Regioni a stato ordinario e 2 per quelle speciali». Dai tagli alle Regioni - ha detto Formigoni - arrivano «ulteriori pesanti sacrifici per i cittadini da noi amministrati». Questa manovra avrà «effetti depressivi e antisociali perchè colpisce servizi essenziali soprattutto per i meno abbienti». Formigoni, che ha criticato l'esecutivo perchè con questa correzione ha reso «inconsistente» il federalismo fiscale ha chiesto al governo di modificare la manovra. Sulla stessa linea il vicepresidente dell'Anci, Graziano Delrio che ha parlato di manovra «iniqua ed accettabile».

Critico anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: «Siamo in ambito di pura spesa sociale perchè i tagli ai Comuni si traducono in spesa sociale. Noi siamo disponibili a qualsiasi passaggio ai raggi x dei nostri bilanci, ma siamo di fronte a spese incomprimibili». Secondo Alemanno il governo si sta apprestando a operare «non un taglio alla politica o alle istituzioni ma alla spesa sociale». «Mi auguro - ha concluso Alemanno - che in sede di definizione del decreto arrivino correzioni significative e non semplici aggiustamenti».