28 marzo 2020
Aggiornato 19:00
Pesano gli effetti dell’allarme «batterio killer»

PIL: battuta d’arresto per l’agricoltura nel secondo trimestre

Il presidente della CIAPoliti: «Dopo aver trainato la ripresa nei primi tre mesi del 2011, il settore primario inverte la rotta»

ROMA - «Dopo aver trainato la crescita del Pil nel primo trimestre dell’anno, con un rialzo del 2,3 per cento contro lo 0,1 per cento di industria e servizi, l’agricoltura frena la risalita e purtroppo inverte la rotta. Nel secondo trimestre del 2011, infatti, il valore aggiunto del settore primario diminuisce: colpa degli effetti del «batterio killer» sui consumi di ortofrutta, ma anche dell’impennata dei costi produttivi e della parallela caduta dei prezzi praticati sui campi». Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, commentando le stime sul Prodotto interno lordo diffuse oggi dall’Istat.

«Era dal terzo trimestre del 2010 che l’agricoltura italiana non subiva un calo -ricorda Politi-. Purtroppo un insieme di fattori, congiunturali e strutturali, ha bloccato il processo di ripresa ancora agli inizi. Innanzitutto l’allarme E.coli, pur non coinvolgendo direttamente le nostre produzioni, ha scatenato il panico tra i consumatori portando al crollo delle vendite di frutta e verdura. Gli agricoltori italiani hanno perso oltre 150 milioni di euro per colpa della ‘psicosi da consumo’ e ancora oggi subiscono il calo delle vendite».

«A questo vanno aggiunti i problemi atavici del settore, come i costi di produzione elevati e i prezzi sui campi non remunerativi. Problemi che però si sono acuiti in questi ultimi mesi -sottolinea il presidente della Cia-. Infatti il «caro-petrolio» ha fatto schizzare in alto le spese aziendali degli imprenditori agricoli: solo a giugno i costi di carburanti ed energia elettrica sono aumentati rispettivamente del 6 e del 7,1 per cento. Di contro, i prezzi all’origine hanno continuato a scendere: a luglio sono calati in media del 5,5 per cento sul mese, ma con punte negative record per frutta (meno 31,1 per cento) e orticoli (meno 8,6 per cento)».

«Tutti questi elementi, uniti a una burocrazia lenta e inefficiente, frenano lo sviluppo e la competitività delle imprese agricole -conclude Politi-. Ecco perché ora servono reali interventi a sostegno del settore, c’è bisogno di un nuovo progetto di politica agraria per dare prospettive concrete ai produttori. Altrimenti c’è il serio rischio che migliaia di aziende escano dal mercato».

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