20 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
L'economia dei paesi BRIC

WTO: Dichiarate discriminatorie le restrizioni sull’export della Cina

La questione era sta sollevata da Stati Uniti, Unione Europea e Messico, e si è conclusa ora con il giudizio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio

VERONA - Martedì 5 luglio, la World Trade Organization si è pronunciata sulla disputa in merito alle restrizioni applicate dalla Cina sull’esportazione di materie prime minerali.
La questione era sta sollevata da Stati Uniti, Unione Europea e Messico, e si è conclusa ora con il giudizio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio: l’atteggiamento della Repubblica Popolare è stato dichiarato discriminatorio e le restrizioni applicate sono state giudicate incompatibili con le regole della WTO.

La controversia ha avuto inizio nel 2009, quando la Cina ha diminuito le quote sull’export di alcuni minerali utilizzati dalle industrie chimiche e siderurgiche, come manganese, silicio, molibdeno e tungsteno; tale comportamento ha avuto come conseguenza una riduzione delle forniture mondiali delle materie prime in questione e un loro aumento di prezzo, svantaggiando così le industrie del settore e i paesi che non dispongono di questi minerali.
Tuttavia, la Cina si è sempre difesa, sostenendo che si trattava di una misura presa per ridurre l’impatto ambientale: difatti, l’estrazione di terre rare e la loro lavorazione producono sostanze tossiche che aumentano l’inquinamento. Eppure, le indagini della WTO hanno riscontrato che a fronte di questo provvedimento non vi è stata poi una diminuzione dei consumi interni cinesi.

Ora l’Organizzazione chiede alla Repubblica Popolare di adeguare il regime di esportazioni alle norme del commercio internazionale basate sul libero mercato, permettendo quindi il libero accesso ai minerali e alle terre rare.
La reazione della Cina, pur se non ancora ufficiale, non sembra finora positiva: il quotidiano del Partito Comunista Cinese sostiene che il Paese non abbia violato nessuna regola internazionale, mentre l’agenzia Xinhua prende in causa l’ipotetica influenza di altre nazioni sul verdetto della WTO. I funzionari cinesi, intanto, pare che presenteranno appello, e il ministero della Terra e delle Risorse ha dichiarato che il governo di Pechino avrebbe innalzato il tetto massimo di esportazioni tra il 2010 e il 2011 del 5%, portandolo a 93.800 tonnellate.
Comunque, la Cina non è mai stata in buoni rapporti con la WTO, sin dal suo ingresso nel 2001: negli ultimi cinque anni, infatti, il Paese asiatico è stato coinvolto in 26 degli 84 casi di disputa presentati dall’Organizzazione internazionale.

Fonte: Interprofessional Network Spa