15 settembre 2019
Aggiornato 22:30
Timori per una «nuova bolla» a Wall Street

Titolo Linkedin a 100 dollari

Speculazione o fiducia nella ripresa economica?

NEW YORK - Linkedin è un social network da 100 milioni di clienti e che fa circa 15 milioni di dollari di fatturato. E che è sbarcato in borsa ieri a Wall Street con un balzo di oltre il 100 per cento rispetto al prezzo di offerta di 45 dollari al Nasdaq, facendo tornare un clima che sembrava dimenticato da dieci anni: l'euforia per i titoli tecnologici. Alla fine degli anni Novanta il furore per la «new economy» aveva portato a valutazioni gonfiate le azioni delle società che avevano a che fare con la novità di allora, Internet. Questa volta la parola-chiave è un'altra: social. E qualunque società abbia a che fare con il «social networking» è nel mirino dei capitalisti di ventura e soprattutto delle banche d'affari che gestiscono le offerte iniziali in borsa.

Le voci che si levano contro un ritorno agli anni Novanta sono numerose. Ben White, commentatore economico dell'influente quotidiano washingtoniano Politico, non usa mezzi termini: «Linkedin ha chiuso il primo giorno a 94,25 dollari, più del doppio l'offerta, dopo un massimo a 122,70. Il prezzo di chiusura rappresenta un multiplo di 600 volte del fatturato. Questi numeri sono una follia assoluta. Le azioni torneranno sulla terra». Ma di certo c'è che per ora non stanno calando: a metà della seconda giornata al Nasdaq, Linkedin viaggia in rialzo, sui 100 dollari, nonostante il mercato sia in calo. Anche il Financial Times avverte in prima pagina contro «la nuova bolla Internet». Può darsi che su Linkedin si stia semplicemente concentrando l'attesa per l'arrivo in borsa del nome davvero atteso, Facebook, sul quale si fanno valutazioni favolose, fino a 100 miliardi di dollari. In questo caso però un po' più giustificate dai numeri: Facebook ha 600 milioni di clienti ed è in forte crescita nel mercato della pubblicità online dominato da Google.

Tra gli scettici c'è anche Larry Summers, ex segretario al Tesoro Usa. «Chi l'avrebbe mai detto che due anni dopo la crisi avremmo dovuto preoccuparci proprio di una bolla speculativa?» si è chiesto durante una conferenza a Shanghai . Ma poi ha trovato un aspetto positivo: la salita a razzo dei titoli social potrebbe in fondo essere «un aspetto del ritorno alla fiducia nella ripresa».