18 settembre 2020
Aggiornato 22:30
Argentina, USA, Egitto e Cina protagoniste a livello globale

BioEnergy: la Terza Giornata Mondiale del Mais

A BioEnergy Italy si parla anche di cereali e del futuro del settore, che in Italia sta vivendo una grande crisi: anche alcuni Paesi particolarmente difficili dal punto di vista agricolo come quelli africani ci stanno superando

CREMONA – La Giornata Mondiale del Mais, organizzata da CremonaFiere e Libera Associazione Agricoltori di Cremona nell’ambito di BioEnergy Italy fa seguito alle giornate europee del mais delle scorse edizioni di Vegetalia. Nell’edizione 2011 si è ampliato il raggio d’azione studiando le evoluzioni dei mercati non più solo europei, bensì mondiali valutandone anche le prospettive future. E’ stato analizzato il mercato argentino, quello del nord e sud America, l’Egitto, e le potenzialità del mercato cinese, il colosso le cui scelte saranno l’ago della bilancia dei mercati nei prossimi anni.

L’Argentina è il secondo esportatore mondiale di mais con 90 milioni di tonnellate; questa grande produzione è frutto di un ottimo sfruttamento dei terreni grazie alle tecniche di produzione (siembra directa), alla rotazione delle semine (soia, frumento, mais) che permettono un arricchimento del terreno, oltre che ad un uso equilibrato delle risorse idriche che permette un rapido accrescimento delle radici che raggiungono una maggiore profondità nel terreno garantendo maggior prodotto. L’agricoltura argentina è l’agricoltura sostenibile della conservazione del carbonio; i residui della lavorazione del mais rimangono sul terreno contribuendo alla conservazione dell’acqua.
Inoltre «l’agricoltore argentino – ha detto Federico Zerboni, agricoltore e dirigente di AAPRESID (Asociacion Argentina de Productores en Siembra Directa) – riceve dal governo l’imposizione di essere efficiente all’ennesima potenza; da parte sua il governo ha dato la possibilità all’agricoltore di coltivare ogm, coltivazioni che permettono un risultato ottimale. Il 100% della produzione di mais, e soia in Argentina sono ogm».

Anche Ken McCauley Past President del National Corn Growers Association USA ha sottolineato quanto il mercato del mais in nord America sia positivo; la superficie coltivata è pari al 42,7% della superficie totale del Paese, a fronte di una produzione di 267,6 milioni di tonnellate metriche di mais; il contributo dell’agricoltura al PIL è dello 0,9%. Secondo le previsioni USDA la produzione di mais dal 2099 al 2021 aumenterà del + 16,5%, mentre quello della soia del + 10,9%.

Interessante anche per i dati espressi la relazione dell’egiziano Hanny Elbanna, che ha portato l’esperienza del suo Paese: in Egitto sono coltivati 728.000 ettari per una produzione totale di mais di 6,1 tonnellate, a fronte di importazioni per 4,5 milioni di tonnellate. Anche un Paese Nord africano grazie alle nuove tecnologie e ad una politica rivolta verso le biotecnologie ha notevolmente incrementato la propria produzione; l’Egitto è stato il primo Paese degli Stati Arabi a scegliere le biotecnologie piantando nel 2008 700 ettari che sono poi diventati 1.000 nel 2009 e 2.000 nel 2010.

Silvio Pellati, esperto dei mercati cerealicoli internazionali ha posto la sua attenzione sulla Cina; dal 1989 ad oggi la produzione di mais in questo Paese è aumentato del 110%. La Cina in questi ultimi decenni è stata protagonista dell’economia mondiale: il reddito dei suoi abitanti è andato via via aumentando, le produzione ed i consumi di alcuni beni quali carne, latte e grano si sono decuplicati, l’agricoltura ha saputo rispondere alle esigenze della popolazione.
Il 54% della superficie totale del Paese è agricola; l’agricoltura dà lavoro a 803.851 milioni di persone, ed il contributo dell’agricoltura al PIL è del 12,8%. La Cina produceva nel 2006/7 151,6 milioni di tonnellate metriche di mais, nel 2010/2011 ne produce 168.
E’ inoltre un grande importatore: basti pensare che importa il 60% della produzione mondiale di soia. Si può a ben ragione affermare che dalle scelte economiche future della Cina può dipendere il futuro dei mercati mondiali.
Marco Aurelio Pasti Presidente dell’Associazione Maiscoltori Italiani ha tratto le conclusioni della mattinata di lavori: «Per produrre servono acqua, chimica di protezione e genetica; in Europa c’è un forte arresto su queste tematiche.» L’invito alle associazioni è di ritornare ad occuparsi delle tecniche produttive, ritornare a fare agricoltura perché il mondo ha fame e l’Europa non può rimanere al palo; anche Paesi difficili dal punto di vista agricolo come l’Africa ci stanno superando.