5 giugno 2020
Aggiornato 08:30
In Germania si produce 6 volte di più

Italia ancora in grave ritardo sulle rinnovabili

Ma il settore è in fermento: BioEnergy Italy, in programma in questi giorni e fino a domenica, sta registrando il tutto esaurito nei workshop e nei seminari tecnici

CREMONA – Nel convegno «Energie rinnovabili e tutela del territorio: nuove opportunità per agricoltori ed enti locali» organizzato da Cremonafiere, DLG, Legambiente e ANCI in collaborazione con Chimica Verde nell’ambito di BioEnergy Italy è emerso un ritratto dell’Italia, dal punto di vista dello sfruttamento delle fonti per le energie rinnovabili, ancora in grave ritardo rispetto al resto d’Europa.

Il prof. Setti dell’Università di Bologna ha tracciato il quadro mettendo due realtà a confronto, Germania e Italia: nell’annata 2007/2008 la Germania produceva +1,8 Mtep a fronte della produzione italiana di +0,3; l’annata successiva, che ha visto in Italia l’espansione del fenomeno energie rinnovabili, la Germania ha prodotto +2,1 e l’Italia + 0,4. La produzione di un Paese quale la Germania, che gode tra l’altro di un irraggiamento molto inferiore rispetto al nostro Paese, è 6 volte maggiore rispetto all’Italia.
Non bisogna dimenticare che i risultati tedeschi sono il frutto di una pianificazione energetica che in Germania è iniziata nel 1970. Il Presidente di CremonaFiere Antonio Piva intervenendo al convegno ha sottolineato che «La normativa deve aiutare il comparto agricolo; ci vuole chiarezza sulle condizioni e sulle possibilità di accedere alle fonti rinnovabili e soprattutto la normativa va mantenuta per un ragionevole lasso di tempo. Il sistema Italia deve agevolare l’imprenditore che vuole investire in questo campo».

In ambito agricolo grandissima importanza rivestono le energie rinnovabili da biomassa che, come ha detto Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, sono una grande occasione per diversificare le opportunità di reddito e contribuiscono a sviluppare l’aspetto multifunzionale dell’azienda agricola, non più solo produttrice di materie prime, ma anche fonte di servizi al territorio.
In questa ottica la pianificazione in Italia è ancora in corso; c’è grande attesa in tutti i settori che sono coinvolti nel campo delle energie rinnovabili verso il Dlgs recepimento Dir. 28/2009 del 3 marzo 2011. Finisce l’ansia per la tariffa omnicomprensiva per gli impianti alimentati a biomasse e non di potenza inferiore a 1 MW e che entreranno in esercizio entro il 2012: la tariffa rimane fissa e costante per 15 anni. Viene istituito un fondo di garanzia a sostegno della realizzazione di reti di teleriscaldamento, di solito realizzate in piccoli comuni e spesso gestite da imprese forestali locali; vengono riformati i certificati bianchi, legati all’energia termica ed all’efficienza energetica, che attualmente hanno valori troppo bassi per garantire un reale sviluppo, si tratta di un’altra opportunità alla termica prodotta da biomasse o in cogenerazione da biogas; si conferma la cumulabilità delle tariffe incentivanti con altri incentivi pubblici non eccedenti il 40% degli investimenti per gli impianti entro 1 MW a biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili di proprietà di aziende agricole e gestiti in connessione con esse.
Secondo una elaborazione Aiel di dati in previsione del Piano di Azione Nazionale presentati durante il convegno si ha un’immagine chiara di quanto contano le biomasse nelle diverse tipologie energetiche da fonti energetiche rinnovabili:
• Energia Elettrica da FER al 2020: biomasse 19%; altre rinnovabili 81%
• Riscaldamento e Raffreddamento da FER al 2020: biomasse 54%; altre rinnovabili 46%
• Energia per trasporti da FER al 2020: biomasse 87%, altre rinnovabili 13%.

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