24 luglio 2021
Aggiornato 12:00
JOB&ORIENTA 2010

La filiera lunga della formazione professionale

Drezzadore (Forma): «Anche ai ragazzi che escono dal sistema IFP, l’opportunità di accedere a una filiera parauniversitaria di formazione terziaria»

VERONA - Sono oltre 166 mila, in Italia, gli iscritti ai percorsi di istruzione e formazione professionale. Si tratta di strumenti che nel corso degli anni hanno acquisito una duplice funzione: da un lato di costituire un efficace sistema contro la dispersione scolastica per i giovani con preponderanti inclinazioni all’operatività, dall’altro di fornire una qualificazione professionale in grado di preparare tecnici capaci di inserirsi in tempi brevi nel mercato del lavoro.

A JOB&Orienta, mostra convegno sull’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro (Fiera di Verona, 25-27 novembre), a introdurre il tavolo dedicato al tema della formazione professionale il presidente di Isfol Sergio Trevisanato, che ha dichiarato: «L’offerta di competenze tecnico-professionali fornita dai percorsi IFP è diventata sempre più ampia, qualificata e diversificata, e come tale si è dimostrata in grado di rispondere ai fabbisogni occupazionali del mercato locale sostenendo così la ripresa di competitività del sistema produttivo. Rispetto ai tradizionali percorsi scolastici – ha aggiunto – quelli della formazione professionale risultano più coinvolgenti per gli allievi, grazie alla didattica interattiva, agli stage presso aziende del territorio e alle modalità di approccio dei docenti ritagliate sulle esigenze e le specificità dei ragazzi».

Riguardo gli scenari futuri Domenico Sugamiele, direttore della macroarea Politiche formative di Isfol, ha evidenziato: «Siamo l’unico Paese europeo privo di un sistema di formazione professionale strutturato – evidenzia – oggi è quindi necessario rinsaldare il nesso tra formazione professionale e specialistica e sistema produttivo nazionale, che chiede alte qualificazioni intermedie specializzate, piuttosto che alte qualificazioni generiche». La soluzione può arrivare da «una stabilizzazione del sistema della formazione professionale, che renda ordinamentale la formazione tecnica superiore attraverso gli istituenti ITS».
Un secondo aspetto problematico riguarda i lunghi tempi di transizione alla vita attiva che caratterizzano i giovani italiani in uscita da percorsi formativi pesanti come quelli universitari. Ecco perché, continua Sugamiele, «dobbiamo sviluppare strumenti che possano ridurre i tempi di passaggio dall’istruzione al lavoro, come tirocini, stage e, soprattutto, l’apprendistato».

Maurizio Drezzadore, presidente nazionale di Forma-Associazione Nazionale Enti di Formazione Professionale, ha sottolineato: «La crisi che stiamo attraversando ci pone di fronte a profonde esigenze di cambiamento della formazione professionale. Emerge l’esigenza che essa da un lato diventi un soggetto di politica attiva capace di favorire il reinserimento di molti lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, dall’altro che possa agevolare i giovani, che hanno subito le conseguenze più pesanti di questo processo di crisi economica, nel loro ingresso nel mondo del lavoro». Le aziende, infatti, stanno mostrando un crescente interesse per gli allievi usciti dai percorsi IFP: i dati registrano un progressivo aumento delle preferenze relative alle assunzioni per il «livello formazione professionale regionale», a conferma della capacità da parte dell’IFP di rispondere alle esigenze del mercato. «La novità degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) - ha poi aggiunto Drezzadore - rappresenta un potenziale sbocco verso l’alto dei percorsi di formazione professionale iniziali, che hanno sofferto troppo a lungo, negli anni passati, per essere «percorsi limitati» che non trovavano concrete possibilità di essere prolungati oltre la qualifica e il diploma. Da oggi, invece, potremo dare anche ai ragazzi che escono dal sistema della formazione professionale l’opportunità di inserirsi in una filiera parauniversitaria di formazione terziaria».
Rimane, importante, il nodo dei finanziamenti: » Per 21 milioni di ragazzi e adulti che fanno formazione professionale o formazione continua l’investimento dello Stato non supera i 3 miliardi di euro – ha evidenziato Claudio Gentili, direttore Confindustria per l’Education. - Serve una migliore ridistribuzione delle risorse, perché la formazione professionale e la formazione continua costituiscono per il nostro Paese strumenti fondamentali per la crescita, soprattutto in periodi di crisi come quello che stiamo affrontando».