18 gennaio 2021
Aggiornato 04:30
Vino

Un manifesto per certificare l'Amarone d'arte

Famiglie dell'Amarone d'arte: sovrapproduzione e prezzi low cost minacciano prestigio e qualità del vino simbolo della Valpolicella

MILANO - «L’Amarone è espressione territoriale e simbolo della Valpolicella e del Veneto; vino originale per storia, caratteristiche organolettiche, varietà autoctone, tecnica produttiva attraverso l’appassimento delle uve. L’Amarone è oggi minacciato dall’eccessiva produzione, che non tiene conto delle zone vocate e si adegua ai minimi dei parametri di legge con un conseguente abbassamento della soglia qualitativa e subisce azioni commerciali che rispondono spesso a logiche di basso prezzo, in canali distributivi di massa».

Sono queste le premesse del Manifesto dell’Amarone d’Arte, il documento identitario e programmatico presentato oggi a Milano dall’associazione che riunisce 12 famiglie storiche di produttori di Amarone (Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi Agricola, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant'Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato).
Per Sandro Boscaini, presidente delle Famiglie dell’Amarone d’Arte, «Il Manifesto risponde a una visione di politica enologica che riteniamo essere fondamentale, basata sulla qualità e non sulla quantità. Infatti – ha proseguito Boscaini - da qualche anno, in Valpolicella, assistiamo a un fenomeno di sovrapproduzione, a fronte di una contrazione sul versante dei prezzi e, di rimbalzo, dei ricavi per i produttori. Nel 2008 sono stati venduti 6,75 milioni di litri di Amarone, mentre l’anno scorso 9 milioni. In termini di bottiglie questo significa che siamo passati da 9 a 12 milioni nel giro di due sole annate (2006-2007)». Diversi invece i numeri sul fronte del fatturato legato all’Amarone che – ha spiegato Boscaini - «Anziché crescere, ha registrato un andamento opposto: a fronte di un + 33% sui volumi, l’asticella del valore ha perso il 16%, con una flessione da 81 milioni di euro a 68 milioni di euro». Segno negativo anche per il prezzo delle uve, passato da quattro euro il chilogrammo nel 2007 a 1,50 di quest’anno, mentre i costi di produzione hanno registrato un trend opposto.

Uno scenario preoccupante, quello dell’impennata produttiva di Amarone, che porta le Famiglie storiche della Valpolicella ad «arroccarsi sulla collina» per difendere la qualità e l’eccellenza di uno dei tre grandi rossi italiani più famosi al mondo stoppando, ormai da anni, la loro produzione a 2milioni di bottiglie l’anno. «Alla vigilia dell’ingresso sul mercato dell’annata 2008 con i suoi 16 milioni di bottiglie, ci chiediamo quale altro record negativo andremmo a toccare con i prezzi», si chiede ancora il presidente Boscaini che aggiunge: «Di questo passo si rischia di disorientare anche il consumatore che potrebbe trovarsi a scegliere tra bottiglie che portano lo stesso nome ma con prezzi fortemente diversificati e una qualità ai limiti dei parametri di legge». Due anni fa, infatti, il prezzo medio per ogni litro di Amarone venduto all’ingrosso era di 12 euro, mentre l’anno scorso si è fermato ad appena 7,50 euro.

Al Manifesto, le Famiglie dell’Amarone d’Arte - 2000 anni di storia enologica alle spalle – abbinano anche l’ologramma distintivo che caratterizzerà il loro vino, per ribadire la forza della qualità senza compromessi, men che meno sul prezzo.
Il Manifesto, redatto in 7 punti e sottoscritto da tutti i produttori, marca le differenze tra la nuova tendenza low cost e il prodotto ‘raro e caro’ che ha fatto la fama e la storia dei vigneti dell’Amarone. «Con queste due azioni, Manifesto e Ologramma,- ha concluso Sandro Boscaini- intendiamo sensibilizzare e nel contempo lanciare un appello a tutti i protagonisti del mondo produttivo dell’Amarone. Insieme possiamo condividere politiche di produzione e prezzo che non sviliscano il prodotto e il suo prestigio». (Fonte dati: Osservatorio Famiglie Amarone d’Arte)