14 luglio 2020
Aggiornato 05:00
Fiom: si apre scontro sociale

Federmeccanica disdetta il contratto nazionale del 2008

«A fronte delle minacciate azioni giudiziarie della Fiom sull'applicazione dell'accordo. Nessuna spinta da Fiat»

MILANO - Il consiglio direttivo di Federmeccanica ha dato mandato al presidente, Pier Luigi Ceccardi, di comunicare fin d'ora in via meramente tecnica e cautelativa il recesso dal contratto nazionale del lavoro dei metalmeccanici siglato il 20 gennaio 2008, quello siglato unitariamente anche con la Fiom, a partire dal 20 gennaio del 2012. E' quanto annunciato dallo stesso presidente di Federmeccanica al termine della riunione del consiglio direttivo tenutasi questo pomeriggio a Milano.

FIOM: «SI APRE SCONTRO SOCIALE» - Immediata la replica della Fiom. La decisione della Federmeccanica «è la dimostrazione della malafede e, nello stesso tempo, della volontà di scontro frontale degli industriali», ha dichiarato Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom. «Disdettando il contratto ora, a molti mesi dalla sottoscrizione dell’accordo separato con Fim e Uilm che avrebbe dovuto rinnovare il contratto nazionale - prosegue - la Federmeccanica dimostra che aveva ragione la Fiom quando sosteneva che il contratto del 2008 era ancora in vigore. Non si può disdettare una cosa che non esiste più. Come hanno mostrato queste settimane, da Pomigliano è partito l’attacco al contratto nazionale, allo Statuto dei lavoratori, alla stessa Costituzione. Quella della Federmeccanica è una scelta eversiva senza precedenti a cui si dovrà rispondere sia sul piano legale, sia sul piano del più diffuso conflitto sociale». «Una decisione grave e irresponsabile», ha aggiunto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini.

BERSANI - La decisione di Federmeccanica è «un errore». Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, parlando a un convegno commenta così la decisione di Federmeccanica di disdire il contratto nazionale di lavoro: «C'è uno sforzo comune da fare - dice Bersani - io dico che servono due tipi di intervento: innanzitutto delle regole, di cui si occupa anche il legislatore, su salario minimo, sicurezza sul lavoro, malattia... e poi bisogna trovare qualche meccanismo che garantisca la partecipazione dei lavoratori».
«Non mi piace - aggiunge Bersani - che tutto questo tema venga affidato a deliri tra il mistico e l'ideologico». Seguendo questa strada avverte Bersani «a poco a poco ci si ritrova in luoghi dove non c'è soluzione al problema. E' un errore impostare le relazioni industriali mettendo in premessa la divisione delle organizzazione dei lavoratori».