19 settembre 2020
Aggiornato 11:00
Trasporto marittimo

Tirrenia, sciopero di due giorni il 30 e il 31 agosto

UILT: «Rientri dalle ferie a rischio a fine mese per chi è nelle isole» Caronia: «Governo insensibile e sordo. La Uil è con noi»

ROMA - Rientri dalle vacanze a rischio a fine mese per chi ha scelto le isole: La Uil trasporti ha proclamato lo sciopero dei lavoratori dell'intera flotta di Tirrenia per due giorni, il 30 e il 31 agosto, a sostegno della vertenza in corso sulla privatizzazione della compagnia, dopo il fallimento della gara chiusa senza esito e la nomina dell'amministratore straordinario.

Lo sciopero, spiega il segretario generale della Uil trasporti Giuseppe Caronia, si è reso necessario poiché «a niente sono valse le pressanti e ripetute richieste del sindacato al Governo per l'immediata apertura a Palazzo Chigi di un confronto sulle vicende che riguardano le aziende dell'ex Gruppo Tirrenia sottoposte ad un disordinato e sbagliato processo di privatizzazione che dovrebbe concludersi, evenienza questa del tutto impossibile, entro il 30 settembre prossimo».

Caronia sottolinea che in questa decisione che interesserà tutte le unità della flotta pubblica, «nessuna esclusa», la Uiltrasporti è «fortemente sostenuta dalla propria Confederazione». Il sindacalista chiede invece alla pubblica opinione «pur consapevoli dei notevoli disagi che ciò comporterà, non solamente comprensione, ma di non far mancare il suo indispensabile sostegno e la sua solidarietà».

«Vicende come questa - prosegue Caronia - che vedono il Governo insensibile ad ogni richiamo al senso di responsabilità ed alle richieste di un dovuto confronto con i lavoratori sui loro destini e sulla loro stessa sopravvivenza e quelle delle loro famiglie, potrebbero infatti colpire qualunque settore del mondo del lavoro ed occorre pertanto bloccarle con determinazione in modo tale che non abbiano più a ripetersi in nessuna altra occasione».

«Desidero evidenziare che la categoria dei marittimi è quella che negli ultimi 15 anni, consapevole delle ricadute negative che lo sciopero comporta per i tanti cittadini e cittadini-lavoratori, ne ha fatto ricorso di gran lunga molto meno di qualsiasi altra categoria pur avendo subito pesanti processi di ristrutturazione e visto diminuire di ben l' ottanta per cento i loro posti di lavoro. Il settore del cabotaggio è rimasta l'unica fonte occupazionale per i marittimi italiani i quali provengono quasi esclusivamente dalle aree più svantaggiate del Paese e per i quali la perdita del posto di lavoro rappresenta una condanna alla disoccupazione eterna ed alla disperazione propria e dei propri familiari», sottolinea il sindacalista.

«Noi, pur costretti a violare le norme vigenti comunque squilibrate ed ingiuste, per difendere i più elementari diritti di ogni lavoratore e di ogni uomo, continueremo tuttavia ad essere convinti sostenitori del rispetto delle leggi e delle regole. Ma queste - conclude - non possono valere solamente per i più deboli e non si può permettere a chi detiene il potere e queste leggi, che abbisognano di una profonda revisione, ha voluto, di non rispettarle a sua volta o che ne pretenda minacciosamente il rispetto per poter impunemente perpetrare veri e propri misfatti a danno dei più deboli».