19 maggio 2024
Aggiornato 03:30
Editoriale

Como e Varese vogliono diventare svizzere

A larga maggioranza vince un sondaggio per l’annessione elevetica

Inizialmente più che una proposta era sembrata una provocazione. Un consigliere federale elevetico, Dominique Baetting Dèlemont,  ha chiesto al suo governo di modificare la Costituzione svizzera per spostare molto più in là i confini nazionali e annettere il baden Wurttemberg, la Savoia, la Valle d’Aosta e le due province lombarde di  Como e Varese.

Fin qui niente di strano.  Nell’attività propositiva di tutti i parlamenti del mondo di idee stravaganti  se ne trovano a iosa. Inoltre in questo caso la fantasia del consigliere elvetico ha  viaggiato su i binari di una realtà che in futuro per la Svizzera potrebbe complicarsi non poco se i grandi della terra decidessero una volta per tutte di mettere dei seri paletti alle attività non proprio adamantine dei paradisi fiscali e delle banche Svizzere.

Davanti all’ipotesi che i proventi per consentire ai propri cittadini una vita stabile agiata un domani trovassero difficoltà ad essere reperiti nelle attività finanziarie, ma dovessero invece scaturire  dalla produzione e dalla scambio di merci, come avviene per buona parte del resto del mondo (a parte i detentori di petrolio)  si può capire come un  dirigente elvetico  possa fantasticare di mettere le mani su floridi territori e province ad alto reddito industriale che prosperano ai confini del suo Paese.

Quello che invece colpisce è che un sondaggio sull’annessione alla svizzera promosso dal quotidiano la «Provincia di Como» abbia visto tre cittadini  su quattro delle province italiane ambite da consigliere elvetico entusiasti  all’idea di potersi scrollare di dosso il tricolore in cambio di un bel passaporto rosso crociato. Intendiamoci, non è la voglia matta di buona parte dei comaschi o dei varesini di pagare l’Iva al 7,5  per cento invece che al 20, o di vedersi ridurre l’imposizione fiscale dal 45 al 20 per cento, a destare meraviglia. A tutti farebbe gola la prospettiva di pagare la benzina verde venti centesimi in meno al litro.

Quello che invece colpisce è la dichiarata disposizione di questi italiani a diventare svizzeri, che vuole dire essere obbligati da un giorno all’altro a comportarsi come svizzeri.

E’ vero che Como e Varese, in fatto di educazione civica non sono Casoria o Reggio Calabria. Ma siamo certi che basti guardarsi intorno per trovare moltitudini di comaschi e varesini che si prendano la briga di rimproverare chiunque getti un pezzetto di carta o una cicca in strada? Che rispettino alla lettera il codice della strada, che si scandalizzino se il vicino di casa non paga le tasse o se il cugino è assenteista? Che puniscano il figlio che va allo stadio  solo per scagliarsi contro i tifosi avversari o le forze di polizia?  Che dicano sì ai termivalorizzatore anche nel proprio giardino, Che difendano l’alta velocità, Che chiedano la messa al bando di chi abusa dei beni pubblici, Che auspichino la certezza della pena, che plaudano alla meritocrazia?
Diventare svizzeri è una cosa. fare gli svizzeri è un’altra.