27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Settore zootecnico

Mostra bovina a Martina Franca

Il presidente della Coldiretti chiede all’assessore Stefano l’approvazione immediata della nuova legge sulla zootecnia

BARI - «La Mostra bovina di Martina Franca è l’occasione ideale per chiedere all’Assessore regionale alle Risorse Agroalimentari, Dario Stefàno, di procedere con estrema celerità alla presentazione in Consiglio regionale della nuova Legge sulla Zootecnia, per la formulazione del cui DdL l’Assessorato ha già esperito la fase concertativa con le rappresentanze di categoria, considerato che la legge più recente del settore zootecnico pugliese risale addirittura al 1975». E’ la richiesta ribadita dal Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, e immediatamente raccolta dallo stesso Assessore Stefàno all’inaugurazione della Mostra Interregionale della razza Bruna e Frisona, la seconda manifestazione a livello nazionale e la più significativa nel Mezzogiorno, allestita nel nuovo Foro Boario di Martina Franca a Taranto con i migliori capi bovini del Sud.

«Siamo presenti alla Mostra di Martina Franca con il Mercato di Campagna Amica - incalza il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio – per manifestare l’esigenza di riportare una assoluta trasparenza all’interno della filiera, obiettivo per il quale abbiamo presentato ben 6 PIF (Progetti Integrati di Filiera) per il settore zootecnico da latte per un investimento complessivo di 48,8 milioni di euro e 79 soggetti coinvolti, tra produttori e trasformatori, e 2 PIF relativi al settore zootecnico da carne per un ammontare complessivo di 10,7 milioni di euro e 18 soggetti coinvolti, oltre alle centinaia di allevatori che risulteranno beneficiari indiretti dell’investimento. Noi pretendiamo di conoscere la provenienza della materia prima utilizzata per produrre la famosa mozzarella pugliese e la ragione per la quale il prezzo del latte alla stalla resta sempre basso, nonostante gli aumenti gravosi dei costi dei mangimi e del gasolio, mentre i consumatori sono stati costretti a sopportare continui rincari dei costi, anche per prodotti taroccati».

In Puglia la produzione di latte è pari a circa 3,2 milioni di quintali, rinveniente da 2.700 allevamenti con 82.000 capi bovini allevati per la produzione di latte vaccino e la conseguente produzione di prodotti caseari di tutto prestigio come ‘il Fior di Latte’, la burrata, il cacioricotta, il caciocavallo ecc.
Sempre più spesso, però, la famosa mozzarella pugliese è ‘costruita in laboratorio’ con materia prima proveniente da Paesi europei e non, con latte più volte pastorizzato o con semilavorati, in genere cagliata, da parte di alcune imprese casearie che, irrispettose del territorio e dei consumatori, preferiscono, al latte pugliese, semilavorati importati da Paesi UE ed extra UE.

E’ considerevole il danno arrecato dalle sofisticazioni al mercato delle produzioni lattiero-casearie regionali, agli allevamenti, ai caseifici pugliesi che hanno scelto la strada della trasparenza e della qualità ed ai consumatori che non vengono messi in condizione di conoscere l’origine dei prodotti acquistati. L’inganno si concretizza anche in uno sfruttamento dell’immagine dell’intero territorio pugliese che è associato a prodotti non di qualità e per i quali non è rintracciabile la certezza della salubrità alimentare.