29 marzo 2020
Aggiornato 21:30
Crisi economica

Gli agricoltori si confrontano sul futuro

700 agricoltori hanno partecipato al dibattito del 1° marzo, a cui ha partecipato anche Paolo De Castro

Rapporto con la Grande distribuzione organizzata, sburocratizzazione, competitività delle imprese sul mercato nazionale e internazionale, aggregazione dell’offerta, ridimensionamento delle imprese, reciprocità del sistema di regole tra i diversi Paesi produttori extra Ue. Sono tanti i guai che affliggono gli agricoltori italiani, a cui si aggiunge la grande preoccupazione per la la scorsa annata che è risultata devastante dal punto di vista dei prezzi. La crisi dell’agricoltura, che sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia recente, è stato al centro dell’incontro «Cosa ne facciamo della nostra agricoltura?» organizzato da Agrilinea in collaborazione con il  Gta-Gruppo Trasversale Agricoltori lunedì scorso alla Fiera di Forlì.

Al dibattito, ripreso dalle telecamere di Agrilinea e condotto da Sauro Angelini, hanno partecipato circa 700 agricoltori, che hanno dialogato con gli ospiti presenti: Paolo De Castro, già ministro dell’Agricoltura e attuale presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo; Federico Vecchioni, presidente nazionale di Confagricoltura; Maurizio Gradini, presidente nazionale di Fedagri-Confcooperative; Giovanni Luppi, presidente nazionale di Anca-Legacoop; Sandro Brandolini, deputato cesenate e componente della Commissione Agricoltura della Camera. In sala erano inoltre presenti molti rappresentanti locali di Cooperative, Organizzazioni professionali e altri rappresentanti del mondo agricolo.

«Gli agricoltori hanno una sola certezza: produrre significa rimetterci — ha spiegato Fabiano Mazzotti, presidente del Gta —. La nostra associazione da anni si batte per dar voce agli agricoltori, voce che non si leva solo per denunciare situazioni di crisi di mercato o calamità naturali, ma soprattutto per far conoscere le proposte concrete degli agricoltori». E soprattutto a quel 30 per cento di aziende non associate:  i Trasversali propongono ad esempio di togliere l’obbligo di presentare denuncia Iva per le aziende con volumi d’affari fino a 50mila euro. E per quanto riguarda la governance delle cooperative: «I soci hanno il diritto di governare la propria cooperativa e di non essere succubi dei propri dipendenti a cominciare dai direttori», ha detto Mazzotti, che ha suggerito tra l’altro di «spingere» la proposta dell’assessore regionale Tiberio Rabboni dei «5 punti del codice di buona condotta per quanto riguarda la Gdo».

Su quest’ultimo punto Paolo De Castro esprime interesse per l’iniziativa della Grande distribuzione organizzata francese che ha proposto agli imprenditori agricoli una contrattazione per i prodotti non trasformati, prezzo minimo in caso di crisi di mercato e l’etichettatura di origine obbligatoria. Reduce dal VI Congresso delle cooperative agroalimentari in Spagna, De Castro ha ricordato che «il fatturato medio delle cooperative italiane è tra i più bassi in Europa, e siamo tra gli ultimi posti anche per le dimensioni delle nostre aziende agricole». Eppure «se non abbiamo imprese competitive capaci di concorrere sul mercato non potremmo accedere ai beni pubblici. Per questo non possiamo essere protezionisti e qualsiasi sbandierato dazio va contro il concetto di ‘reciprocità’. Vogliamo che accada in Europa quello che accade da anni negli Usa: ovvero che il prodotto importato dall’estero rispetti le regole che vigono all’interno dei confini nazionali», ha sottolineato l’ex ministro dell’Agricoltura, forte dei nuovi poteri legislativi del Parlamento europeo in seguito al Trattato di Lisbona. Al primo posto De Castro mette la Pac, «per una politica robusta che assicuri anche dopo il 2013 il sostegno a tutti gli agricoltori europei».

Tema ripreso anche da  Maurizio Gardini, presidente di Fedagri-Confcooperative, che ha chiesto che l’instabilità del mercato agricola venga gestito con strumenti nuovi, flessibili e occasionali e ha insistito sulla «reciprocità del sistema di regole tra i diversi Paesi produttori extra Ue». Per Giovanni Luppi, presidente nazionale di Anca-Legacoop, «le imprese devono andare oltre l’attuale polverizzazione e assumere dimensioni più ampie».

Il presidente nazionale di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha ricordato come l’eccessiva burocrazia provoca rallentamenti e sprechi. Ha portato l’esempio dei programmi informatici, per cui l’Agea nell’ultimo anno ha speso circa 120 milioni, che «hanno finito per mettere in difficoltà gli agricoltori, anziché agevolarli». Critiche anche al Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) che ha lo scopo di informatizzare la filiera dei rifiuti speciali. Per Vecchioni, pur condividendone i principi, si tratta di un sistema troppo costoso e complesso per le aziende agricole, che si ritrovano così a sostenere nuovi oneri burocratici.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal