21 giugno 2024
Aggiornato 08:30
Bankitalia: «Per noi nessun rischio»

Le borse europee ritrovano la fiducia dopo il ciclone Dubai

I listini ripartono dopo la paura per il tracollo dell'Emirato. Le piazze europee chiudono in positivo. Rialzi superiori al punto percentuale

MILANO - Dopo la grande paura in scia ai problemi sui debiti del Dubai che ha mandato in fumo oltre 150 miliardi di euro di capitalizzazione, le Borse europee, partite ancora in deciso calo, hanno trovato la forza di invertire rotta e chiudere in positivo, con guadagni superiori al punto percentuale. In controtendenza invece Wall Street che ieri era chiusa per festività e ha quindi scontato oggi con una flessione superiore all'1%, le notizie negative provenienti dall'emirato arabo.

ABI: BANCHE ITALIANE OK - A ridare fiducia agli investitori il fatto che a essere esposte verso Dubai World, la holding statale dell'emirato che ha chiesto una moratoria di sei mesi su 59 miliardi di dollari di debito, sono soprattutto banche e società asiatiche. Certo ci sono anche gruppi bancari europei, in particolar modo britannici, ma l'impatto sembra più contenuto rispetto a quanto si temeva ieri. Non risultano invece coinvolte le banche italiane, come chiarito dallo stesso presidente dell'Abi, Corrado Faissola, che ha parlato di una esposizione delle banche italiane «estremamente marginale o inesistente».

GRUPPO TODINI - Diverso il discorso per le imprese che hanno puntato sulla forte espansione immobiliare e infrastrutturale di cui è stato protagonista Dubai. Fra queste c'è il gruppo Todini che è impegnata in una commessa da 78 milioni di euro, ma anche Impregilo. Ora l'attenzione degli operatori è rivolta alle soluzioni che verranno proposte per affrontare la crisi e fra queste circola l'ipotesi di un aiuto da parte dell'emirato di Abu Dhabi le cui finanze dovrebbero essere più solide visto che sono alimentate dal petrolio.

WALL STREET - Wall Street ha chiuso la giornata in forte calo per la paura che dal piccolo stato mediorientale del Dubai possa scaturire un terremoto finanziario globale.
Al termine delle contrattazioni il Dow Jones ha perso 154,55 punti (-1,48%) a 10.309,92 punti, il Nasdaq è calato di 37,61 punti (-1,73%) a 2.138,44 punti, mentre lo S&P500 ha ceduto 19,13 punti (-1,72%) a 1.091,50.

BORSE ASIATICHE - Lo scossone Dubai non ha risparmiato l'Asia. Tokyo ha terminato gli scambi in caduta libera, a -3,22%, trascinata anche dal sostenuto rafforzamento dello yen che in apertura di seduta è sceso sotto quota 85 sul dollaro toccando i minimi dal 1995. L'indice Nikkei è sceso a 9.081,52 punti, 301,72 in meno della chiusura di giovedì. Chiusura negativa anche per tutte le altre piazze asiatiche. A Seul il Kospi è caduto del 4,7% a 1.524,50, minimo da quattro mesi, a Hong Kong l’Hang seng ha segnato un calo del 5,1% a 21.088,55. «Gli operatori temono un crack finanziario a Dubai - commenta un operatore - e si stanno rifugiando nell'oro, titoli pubblici e perfino nel dollaro».

LA BANCA D'ITALIA - A rasserenare gli animi, almeno per quanto riguarda l'Italia, ci pensava però successivamente il direttore generale della Banca d'Italia Fabrizio Saccomanni: «Per quanto riguarda il sistema Italia non ci sono problemi - ha detto - l'esposizione verso Dubai è molto contenuta, non c'è alcuna preoccupazione». «Stiamo facendo approfondimenti, ma allo stato c'è serenità assoluta»: ha detto invece il presidente della Consob, Lamberto Cardia. Per il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, l'esposizione italiana sarebbe invece «estremamente marginale o inesistente» e gli istituti «non dovrebbero «avere problemi da quanto è capitato».