1 giugno 2020
Aggiornato 10:00
Ristorazione. Mense

ANGEM: biologico difficile per le mense

Perotto: «I volumi di produzione non possono essere sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale»

ROMA - «Non stupisce che il cibo biologico italiano abbia perso il suo primato». È questo il commento di Ilario Perotto, presidente di Angem, l’associazione nazionale dei gestori mense.

«Dal punto di vista filosofico, il cibo biologico è un’ottima iniziativa, ma i volumi di produzione non possono essere sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale. Se si prendono in considerazione le mense, è del tutto evidente che la reperibilità della materia prima non può essere sempre così ampia da fronteggiare la richiesta, soprattutto in presenza di rigidi schemi settimanali per il menu, dove una mela non può essere sostituita con una pera o con un’arancia».

Angem che si è sempre battuta per cambiare le condizioni delle gare d’appalto, sostenendo la validità del ricorso al criterio economicamente più vantaggioso, intravede solo in questa modalità l’unica strada per lasciare aperta la porta del biologico nelle mense.

«Questo tipo di gara – conclude Perotto – si basa sui coefficienti da assegnare anche ai cibi. L’aumento dichiarato dalla Biobank del 6% nel numero dei pasti serviti nelle mense scolastiche è dovuto solo alla scelta vincolante da parte del committente che però non è sostenibile dalle aziende se non verranno organizzate le gare in base all’offerta economicamente più vantaggiosa. E un prodotto biologico è sicuramente più costoso di uno non biologico anche per la sua minor reperibilità».

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