29 marzo 2020
Aggiornato 21:00
Mantenendo inalterata la qualità del proprio brand

Il Prosciutto di Parma reagisce alla crisi

Il 56% delle top imprese non subisce flessioni

PARMA - Sembrano non conoscere crisi le società del comparto ALIMENTARE-Carni e Derivati, impegnate nella produzione del Prosciutto di Parma, una delle eccellenze alimentari italiane più esportate in tutto il mondo.
L’attenta analisi realizzata dal «Centro Studi Economico e Finanziario ESG89 », che da oltre 15 anni pubblica gli Annuari Economici d’Italia (www.annuarieconomici.it), nella provincia parmense rileva, infatti, come il 56% delle imprese, tutte con Fatturato superiore a 1.500.000 euro, evidenziano un sostanziale incremento per l’esercizio 2008.

I dati considerati e depositati proprio di recente permettono così di porre in risalto alcune delle realtà più performanti, in grado di coniugare perfettamente le più avanzate tecnologie disponibili sul mercato, alle sapienti tradizioni di una volta. F.LLI TANZI Spa costituisce un chiaro esempio di quanto detto finora: ammonta al 116% il Trend di Utile positivo raggiunto nel 2008 e al 27% quello del Fatturato, passato da 13.677.003 a 17.375.041 euro.
Non conosce flessioni nemmeno ANNONI Spa, che vede salire il proprio Fatturato da 122.468.339 euro a 142.495.926 euro, con un Trend d’Utile pari al +153%.

In positivo anche TINO PROSCIUTTI Spa, situato nel cuore della Val Baganza e forte di una trentennale esperienza nella lavorazione di carni suine provenienti da tutta Europa: il giro d’affari dell’azienda per il 2008 raggiunge un incremento pari al 12% per il Trend d’Utile e del Fatturato che si attesta sui 45.634.599 euro.
In considerazione poi dei dati sull’export 2008, resi noti nei mesi scorsi dal Consorzio Prosciutto di Parma, sono oltre 2 milioni le cosce marchiate a fuoco con la celebre corona ducale a cinque punte che hanno varcato i confini italiani, per un giro di affari stimato intorno ai 177 milioni di Euro. Un lieve passo indietro c'è (-2,8%) ma non è allarmante ed è imputabile ai due mercati storici del prodotto, ovvero Francia e Stati Uniti, che da soli assorbono 800.000 Prosciutti.
In negativo anche Svizzera, Belgio e Norvegia, mentre tengono bene tutti gli altri, con ottime performance in Canada, Olanda, Danimarca e Svezia. Gioca un ruolo importante anche la produzione del prodotto preaffettato, cresciuto del 5,5% all'estero, che rappresenta oggi l'11% della produzione e ben il 36% delle vendite all'infuori dei confini nazionali.

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