26 gennaio 2020
Aggiornato 18:30
Economia. Impresa

Banca Mondiale: «Fare impresa in Italia più arduo che in Rwanda»

Penisola perde altri 4 posti in ranking annuale, 78esima su 183

ROMA - Tra cavilli fiscali costosi e intricati e tempi 'biblici' per avere giustizia sui contratti, in Italia è diventato ancora più difficile svolgere un'attività d'impresa: in un anno la penisola ha perso altri quattro posti sulla già non prestigiosa posizione che occupa nella graduatoria della Banca Mondiale, pubblicata oggi con «Doing Business 2010« report. E così si ritrova 78esima su 183 paesi, molto lontana da tutte le altre economie avanzate e sopravanzata da paesi con cui solitamente non viene messa a raffronto. Perfino dal Rwanda, a cui la World Bank assegna la 'palma d'oro' sulle riforme con tali progressi da balzare al 67 posto, 11 sopra all'Italia, dal 143esimo dello scorso anno. E davanti al bel Paese si piazzano anche Bahamas, Tunisia, Montenegro, Polonia, Turchia, Jamaica e Panama.

Al vertice della classifica si conferma Singapore, seguita da Nuova Zelanda e dalla città Stato di Hong Kong, anche loro confermate rispetto all'edizione precedente. Conferma anche per gli Usa al quarto posto, mentre la Gran Bretagna ha scavalcato la Danimarca al quinto. Tra gli altri maggiori paesi europei, la Germania sale di due posizioni al 25esimo posto, la Francia si conferma al 31esimo mentre la Spagna cade di nove posti al 62esimo posto.

Tornando al piazzamento dell'Italia, come anzi detto tasse e sistema giudiziario sono i due aspetti più problematici individuati dall'istituzione di Washington, secondo cui negli ultimi dodici mesi il paese non ha effettuato riforme strutturali volte a migliorare il contesto operativo per le imprese. Tra le varie voci che vanno a formare l'indice generale, il voto peggiore in assoluto colpisce le «procedure giudiziarie per dare attuazione ai contratti», dove la penisola si piazza 156esima su 183: ci vogliono in media più di tre anni, 1.200 giorni per chiudere una disputa, con 40 diversi passaggi, e un costo che raggiunge quasi un terzo (il 29,9 per cento) della cifra rivendicata.

Non va molto meglio sulla voce «pagare le tasse»: in questo caso l'Italia è 135esima, con 15 diverse pagamenti da effettuare ogni anno per un'impresa, 334 ore perse e una pressione fiscale totale stimata al 68,4 per cento dei profitti. Molto basso anche il posizionamento sulla voce relativa al mercato del lavoro, 99esimo in cui la Banca Mondiale rileva difficoltà ad assumere, assieme a rigidità generali del mercato. Basso anche il ranking sulle procedure per la registrazione delle proprietà, 98esimo, e quello sull'accesso al credito per le imprese, 87esimo posto.

Sulla voce «avviare un'impresa« si attesta al 75esimo posto, con sei procedure da seguire che richiedono 10 giorni di tempo. L'Italia ottiene piazzamenti meno bassi sulla voce «protezione per gli investitori», 57esima e sulle «operazioni transfrontaliere» dove è 50esima. Infine il posizionamento più elevato lo registra sulla voce «chiusura di attività», in cui è 29esima.

Va inoltre segnalato che secondo lo studio della World Bank, a differenza dell'Italia nell'ultimo anno un numero record di paesi, 131 sui 183 totali, oltre il 70 per cento, ha varato riforme. E' la quota più ampia registrata fin dalla prima edizione dello studio, avviato nel 2004. Riforme che si sono focalizzate sul rendere più semplice avviare un'impresa, renderla operativa, sulla tutela dei diritti di proprietà, sulle procedure fallimentari e su quelle per risolvere le dispute commerciali.

«Le regole possono influire sul come e quanto efficacemente le imprese medie e piccole riescono a affrontare la crisi e a cogliere le opportunità quando inizia la ripresa», ha avvertito Penelope Brook, facente funzioni di vice presidente su sviluppo e finanza per la World Bank. «La qualità delle regole sull'impresa aiuta a determinare quanto sia facile riorganizzare aziende in difficoltà per aiutarle a sopravvivere in tempi difficili - ha aggiunto, secondo quanto riporta un comunicato - per ricostruire quando la domanda rimbalza e per avviare nuove attività».

Singapore ha continuato a varare riforme migliorative, prosegue la Banca Mondiale, ma nell'ultimo anno su questo fronte l'attività più energica si è vista nelle economie emergenti. Due terzi delle riforme sono avvenute nelle economie a basso e medio reddito. E poi c'è il caso del Rwanda, che è stato il paese a effettuare il maggior numero di riforme ed è la prima volta che avviene nell'Africa sub sahariana.