Il tanto paventato crollo del turismo in Italia non c'è stato

Il turismo resiste a crisi: presenze -2,3% ma fatturato -15%

Dati Cescat su estate 2009: a rischio 7% dei posti di lavoro

MILANO - Nell'estate del 2009 il tanto paventato crollo del turismo in Italia non c'è stato: il settore ha confermato una sostanziale tenuta limitando il calo a un meno 2,3% almeno per quanto riguarda partenze e presenze. Le ombre, invece, si allungano sul giro d'affari: mediamente il fatturato è calato del 15-18% rispetto al 2008 con una spesa pro capite tra gli 860 e i 725 euro, a danno soprattutto di alberghi e tour operator. A pagarne le spese saranno i lavoratori: il 7% dei posti di lavoro risulta a rischio dopo il boom di assunzioni degli anni scorsi (oltre 150.000 unità in più rispetto al 2006).

Ad anticipare l'andamento della stagione turistica è il Cescat di Assoedilizia, in collaborazione con l`Associazione Italiana Amici dei Grandi Alberghi.

L`estate 2009, che vede Sicilia, Emilia-Romagna, Puglia e Liguria del Levante tra le prime della classe, è stata caratterizzata dal mantenimento di una tendenza in atto da anni: aumento delle vacanze brevi (fino a 3 notti, 49%) che già dallo scorso anno hanno percentualmente superato le vacanze lunghe oltre 7 notti (44%) mentre quelle molto lunghe (oltre 22 notti) sono state il 7%. Sempre più frequentemente sono i parenti o gli amici (33%) a ospitare i vacanzieri, uno su tre invece va in albergo (29%). Il resto si dividono tra campeggi, agriturismi e simili (14%), seconde case di proprietà (13%), camere e abitazioni d`affitto (11%). L'automobile resta per due vacanzieri su tre oltre il mezzo preferito per spostarsi con il 17% di chi ha scelto l`aereo e il 14% il treno.

Il mare resta in cima alle preferenze degli italiani che lo hanno scelto nel 64% dei casi, seguito da montagna (15%), città d`arte (12%), laghi, campagna, terme 9% (in flessione). Preferite le coste tradizionali - Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Veneto - cui si aggiunge prepotentemente la Puglia con incrementi anche di oltre il doppio, rispetto allo scorso anno, in talune località.

In flessione la Campania e le isole del golfo, resistono Sicilia e Sardegna. Per la Lombardia, discorso a parte: si colloca ai primi posti della classifica su base annua ma per il turismo d`affari, che pure ha ceduto oltre il 10%, pur mantenendo inalterata l`attrattività per quanto riguarda alcune zone dei laghi e dei monti.

In calo (-5%) le vacanze all`estero, dove le mete preferite restano Francia, Spagna, Croazia, Grecia. Si ridisegna invece la geografia di provenienza degli stranieri in Italia: alla diminuzione di Giapponesi, americani, russi, inglesi e dei cittadini dei Paesi dell`Est Europa con percentuali che vanno dall`11 al 20%, si contrappongono gli arrivi di austriaci e tedeschi (più 17%). «Se l`Italia vuole mantenere o migliorare la propria posizione internazionale scesa dal 1970 ad oggi dal primo al quinto posto nella classifica mondiale - afferma il presidente di Amici dei Grandi Alberghi, Achille Colombo Clerici - occorre un deciso cambiamento di strategia, a cominciare da incentivi pubblici, come hanno già fatto i governi di Francia, Spagna, Grecia, Croazia e di altri Paesi. Seguono l`integrazione della politica per il turismo con quelle dei trasporti, dei beni culturali e dell`ambiente: nonché un coordinamento unico che superi la frammentazione di competenze tra Regioni e una miriade di strutture di promozione locale».