24 ottobre 2020
Aggiornato 05:00
Il colosso sotto inchiesta per frode fiscale negli Usa

Accordo col fisco Usa: la banca svizzera Ubs rivelerà 4.450 nomi

Il compromesso formalmente non intacca il segreto bancario

BERNA - Il colosso bancario svizzero Ubs, sotto inchiesta per frode fiscale negli Usa, sfugge per il rotto della cuffia al processo penale, ma dovrà rivelare i nomi di 4.450 clienti titolari di conti. Questa l'essenza dell'accordo siglato oggi tra Berna e Washington che salva la faccia a entrambe le parti. L'intesa siglata nella capitale Usa infatti preserva formalmente il segreto bancario, orgoglio del sistema finanziario elvetico, ma soddisfa il fisco americano, che ottiene di fatto l'assenso delle autorità svizzere a indagare sui clienti di altre banche della Confederazione. Perchè se Ubs deve trasmettere all'Internal Revenue Service Usa i nomi di 4.450 clienti in odore di evasione, i dati verranno trasmessi per la via dello strumento della mutua assistenza giudiziaria e non strappati d'imperio alla banca dalla gistizia americana.

«L'accordo preserva gli interessi svizzeri, è un buon accordo» secondo il ministro degli Esteri della Confederazione Micheline Calmy-Rey, che aggiunge «la posta in gioco non era la difesa di una banca, ma di un sistema giuridico». Per il ministro della Giustizia Eveline Widmer-Schlumpf, l'accordo «evita una violazione del diritto e della sovranità svizzera». Senza di esso «La Svizzera sarebbe entrata in un conflitto giuridico, tra la sua sovranità e quella degli Stati Uniti», che avrebbe condotto al sequestro da parte di Berna delle carte bancarie, per impedirne la trasmissione. Ubs, che a febbraio ha già pagato un'ammenda di780 milioni di dollari e ha dovuto comuncare alla giustizia americana circa 250 nomi di correntisti, non dovrà pagare altre multe.

Per le autorità americane si tratta di «un accordo senza precedenti« che segna «una tappa cruciale negli sfozri dell'Irs per togliere il segreto bancario» afferma Douglas Shulman, responsabile delle entrate internazionali dell'Irs. L'accordo «manda un messaggio: l'Irs indaga e indagherà senza sosta in tutto il mondo». Inizialmente le autorità Usa avevano chiesto a Ubs l'accesso ai dati di 50.000 correntisti americani.

Nell'ambito dell'intesa, altri clienti americani di Ubs potrebbero rivelare volontariamente la propria identità.

Infatti, oltre ai nominativi che saranno diffusi dalla banca elvetica, altri 5.000 dovrebbero essere resi noti tramite uno speciale programma dell'Irs, una sorta di amnistia, attraverso il quale i correntisti dovrebbero volontariamente ammettere di avere evaso le tasse. Il totale arriverebbe così a circa 10.000 nomi.

Secondo i termini dell'accordo, il fisco americano richiederà formalmente al governo svizzero l'accesso ai dati dei clienti statunitensi di Ubs. Le autorità svizzere inoltreranno la richiesta alla banca, che, a quel punto, fornirà le informazioni all'Irs. Il criterio con cui saranno selezionati i 4.450 nomi sarà mantenuto riservato e l'intero processo sarà interamente gestito dal governo svizzero, nel rispetto delle leggi che tutelano la privacy dei clienti delle banche elvetiche.

Shulman ha spiegato che Ubs invierà una nota ai propri clienti statunitensi annunciando loro che i loro conti saranno aperti alle indagini delle autorità. Nei conti correnti in questione, sottolinea Shulman, sono depositati oltre 18 miliardi di dollari.

L'accordo è stato accolto positivamente dai vertici di Ubs. Il presidente della banca, Kaspar Villiger, ha detto che l'intesa permetterà di ristabilire la reputazione del suo gruppo. «Ho fiducia che l'accordo consentirà ad Ubs di continuare a fare bene, ricostruendo il suo prestigio attraverso solide performance e ottimo servizio ai clienti», ha dichiarato.