Segnali stabilità per l'economia, la Fed lascia tassi invariati
Rallenta piano di acquisto bond, prolungato fino a fine ottobre
NEW YORK - Un'iniezione di fiducia, un segnale che l'economia americana è sulla via della stabilizzazione, un modo per ridare serenità a un Paese ancora terrorizzato dallo spettro della Grande Depressione degli anni Trenta. La decisione della Federal Reserve, - che ha lasciato i tassi sui fed funds invariati, vicinissimi allo zero e ai minimi storici, ma che soprattutto ha aperto squarci positivi in una crisi all'apparenza infinita, - rappresenta una boccata d'ossigeno per il Paese e per i mercati, con Wall Street che festeggia a suon di rialzi (Dow Jones +1,8%, Nasdaq +2%, S&P 500 +1,5%).
Quadro confortante - Quello che emerge dalla riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Banca Centrale americana, è un quadro tutto sommato confortante: il comunicato parla di stabilizzazione, di inflazione sotto controllo, di un contesto più solido per l'economia americana e della necessità di andare «verso una transizione morbida» rallentando il programma per l'acquisto di titoli di stato per 300 miliardi di dollari (per questo, il piano che si sarebbe dovuto concludere a settembre, è stato prolungato fino a fine ottobre).
Tassi bassi per un «lungo» periodo - Tuttavia, per i dieci membri della commissione, che si sono espressi all'unanimità nel lasciare i tassi di interesse a un range compreso tra lo 0 e lo 0,25 per cento, non è ancora però il momento di tirare i remi in barca e tanto meno di pensare a un giro di vite sui tassi, che resteranno «a livelli eccezionalmente bassi per un periodo di tempo prolungato». Il motivo è semplice: nonostante le indicazioni positive arrivate dal fronte macroeconomico, bancario e manifatturiero nelle ultime settimane, sono ancora molte le debolezze di un sistema non ancora solido e che rimarrà tale «per un certo periodo di tempo».
Rallentano i consumi, frena il mercato del lavoro - I punti di maggiore fragilità sono quelli con cui ormai gli americani hanno imparato a fare i conti: il rallentamento dei consumi e, soprattutto, la continua frenata del mercato del lavoro. In luglio il tasso di disoccupazione è calato al 9,4 per cento, dal 9,5 per cento precedente, il massimo in 26 anni, ma ogni mese vanno in fumo centinaia di migliaia di posti di lavoro e, per questo, gli analisti tendono a guardare il dato in un contesto più ampio e prevedono che il tasso di disoccupazione potrebbe tornare a salire, arrivando anche al 10 per cento.
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