7 agosto 2020
Aggiornato 19:30
Pesano le critiche e le perplessità espresse sulla vicenda Sky

Ultimo Cda della Rai, ancora bufera sul divorzio da Sky

Alle 12 Masi vede i sindacati. Per Raisat «break even» entro 2011

ROMA - Nonostante la canicola agostana e la voglia di vacanza, è difficile immaginare un clima da ultimo giorno di scuola a Viale Mazzini. Il nodo è ancora Sky. Sul Cda, e sull'operato del dg in particolare, pesano le critiche e le perplessità espresse sulla vicenda non solo dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e dal presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, ma anche dalle forze d'opposizione e dalla rappresentanza sindacale dell'azienda e dei giornalisti. A quest'ultima, oggi, il dg Mauro Masi spiegherà le ragioni che hanno determinato il divorzio da Sky: l'incontro è previsto alle 12 a viale Mazzini e parteciperanno, oltre all'Usigrai e all'Adrai, anche Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

La linea del dg non varierà e sarà la stessa contenuta nel dossier fatto recapitare al Colle: l'offerta di Sky (50 milioni di euro l'anno per sette anni per il bouquet Raisat) era «inaccettabile» perchè è impossibili immaginare di cedere il prodotto di punta della tv pubblica, ovvero reti generaliste e offerta free, a costo zero. Senza contare che, 'scesa' dal satellite di Sky e approdata al digitale e a TivùSat, l'offerta Raisat sarà in grado di raggiungere il 'break even' finanziario, quindi il pareggio di bilancio, entro due anni grazie alla raccolta pubblicitaria. Prospettive che permettono di immaginare anche guadagni dopo il 2011.

L'affaire Sky rimane terreno di scontro politico. L'affondo più pesante arriva dall'Idv di Antonio di Pietro: «L'occupazione dei media è quasi terminata, come nel più romanzesco dei piani della P2. Mancano solo alcuni tasselli del puzzle, come le nomine dei vicedirettori, e sarà tutto finito. Con Masi che avrà così compiuto lo sporco lavoro per cui è stato chiamato», tuona l'ex pm sul suo blog, promettendo: «a settembre porterò all'attenzione del Parlamento Europeo la vicenda e, se necessario, riacquisterò una pagina della stampa estera per un nuovo appello alla comunità internazionale». La vicenda «rappresenta un ulteriore passo in avanti verso l'attuazione completa del 'Piano di Rinascita democratica', di cui il piduista capo del Governo e la sua maggioranza sono arditi sostenitori», rincara la dose l'eurodeputrato Luigi De Magistris.

Non mancano critiche dal Pd: «La nostra impressione è che un negoziato autentico non ci sia mai stato», accusa il capogruppo in vigilanza Fabrizio Morri, che invita i vertici aziendali a ripondere ai quesiti posti dal Quirinale e dalla Vigilanza, come fa il centrista Rao invitando agcom e antitrust ad accendere i riflettori sulla vicenda. Interviene anche la Federazione della Stampa che, senza mezzi termini, chiede a Masi di «cogliere l'occasione dell'incontro di domani con i sindacati aziendali per dissolvere il pesantissimo sospetto di aver arruolato il servizio pubblico in una insensata guerra televisiva contro Sky a esclusivo vantaggio di Mediaset».

Intanto oggi il Cda dovrebbe dare via libera alle proposte di nomina per i vice direttori di Raiuno e Tg1. Gianluigi Paragone rimane l'unico esterno in corsa, dopo i paletti imposti da Paolo Garimberti. Il vice direttore di Libero dovrebbe essere votato a maggioranza, posto che non può contare sui voti dei consiglieri di opposzione nè del presidente. Gli altri vice di Mauro Mazza dovrebbero essere Gianvito Lomaglio, Chicco Agnese, Maria Pia Ammirati, Daniel Toaff, Ludovico Di Meo. Susanna Petruni, Fabrizio Ferragni, Claudio Fico, Andrea Giubilo e Gennaro Sangiuliano sono in corsa al Tg1 come vice di Augusto Minzolini, che sempre oggi dovrebbe presentare il suo piano editoriale.