29 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
A rischio pane e pasta “made in Italy”

Cereali: raccolti in picchiata e prezzi in caduta libera

CIA: «I mercati invasi da produzioni straniere e di scarsa qualità»

Il 2009 passerà alla storia recente come l’ «Anno horribilis» per i cereali «made in Italy»: crollo dei prezzi (anche del 40 per cento per il grano duro rispetto al 2008), pesante caduta degli ettari seminati (meno 25 per cento), mentre le rese dei raccolti evidenziano una flessione tra il 15 e il 20 per cento. Una vera e propria «dabacle» che rischia di avere pesanti conseguenze per l’intero settore e per la produzione di pane e pasta «tricolore», che dovrebbe registrare un calo superiore al 20 per cento. Questo il quadro delineato dal Gruppo di interesse economico (Gie) cerealico della Cia-Confederazione italiana agricoltori che si è riunito a Roma.

I produttori cerealicoli della Cia hanno così manifestato grande preoccupazione per la difficile situazione che, dopo la decisa contrazione delle semine, registra pesanti cali produttivi e una caduta dei prezzi di mercato per quasi tutte le colture: dal grano duro al quello tenero, al mais.
La crescente volatilità dei prezzi, gli insostenibili aumenti dei costi di produzione, le avversità atmosferiche, l’inefficacia dell’azione del governo, stanno mettendo a dura prova i produttori cerealicoli, con rischi concreti di ulteriori contrazioni -è stato sottolineato dal Gie della Cia- per le prossime semine con conseguenze preoccupanti dal punto di vista sociale, culturale, nonché di tenuta idrogeologia del terreno, soprattutto nelle aree marginali.

Una situazione resa ancora più complessa dal comportamento assunto dalle industrie molitorie e della pasta che -è stato rilevato dai cerealicoltori della Cia- continuano a pagare assai poco prodotti come il grano (sia tenero che duro), rincorrendo, invece, a produzioni provenienti da ogni parte del mondo. Un atteggiamento che rileva la scarsa considerazione degli sforzi fatti dai produttori italiani, specialmente in termini di miglioramento qualitativo.
La corsa dei prezzi al ribasso -hanno avvertito i produttori della Cia- rischia, quindi, di determinare una deleteria concorrenza tra produzioni di scarsa qualità che, alla lunga, penalizzerà la stessa industria che sempre più deve misurarsi con un mercato attento alla qualità, alla certificazione delle materie prime, al rispetto delle buone pratiche agricole. Valutazioni non certo marginali considerato il ruolo primario nel mondo della nostra industria della pasta, del pane, della pizza, dei prodotti da forno.

Il Gie della Cia ha lanciato, dunque, un appello al governo, e in particolare al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia per un deciso impegno a valorizzare le produzioni locali qualitativamente interessanti per ricostituire delle scorte di cereali anche nel nostro Paese. Non basta, però, migliorare la qualità se non si è in grado di conservare al meglio le produzioni. Il corretto stoccaggio resta, di conseguenza, uno dei problemi del comparto cerealicolo nazionale, considerato che la maggior parte dei centri di stoccaggio ha superato i 20 anni di età. Non è più rinviabile un riordino completo di questi centri.

I produttori di cereali della Cia hanno, inoltre, messo in risalto che resta difficile pianificare il futuro senza certezze delle coperture assicurative, a causa del mancato finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, e senza una verifica sulle reali risorse esistenti soprattutto per quanto riguarda i contratti di programma e di filiera. Cosi come resta sempre più preoccupante il fatto che il Piano cerealicolo non sia stato ancora portato all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni.

In considerazione del fatto che gli agricoltori non avranno più i vecchi meccanismi di protezione e di sostegno Ue, la cerealicoltura italiana -è emerso durante la riunione del Gie della Cia- ha il bisogno vitale di una maggiore e buona contrattualizzazione anche per attenuare la crescente volatilità dei prezzi.
Obiettivo delle prossime iniziative della Cia è di ricercare percorsi unitari e partecipati tesi a dare maggior forza al mondo della produzione agricola. Una migliore contrattualizzazione con tutti i soggetti che intendono ottimizzare al meglio gli strumenti a disposizione è vitale per valorizzare i prodotti cerealicoli, migliorando il reddito dei produttori e mettendo a disposizione dell’industria e dei consumatori produzioni di qualità, ad alto valore aggiunto e sempre più ricercate dal mercato. Un appello, insomma, alla responsabilità da parte delle istituzioni e delle componenti economiche interessate per dare un nuovo e più forte impulso ad un settore strategico del nostro agroalimentare attraverso un adeguato patto di filiera.