15 novembre 2019
Aggiornato 19:30

Class action: ecco le 5 proposte di modifica al testo inserito nel ddl sviluppo

Adiconsum: «per evitare la paralisi dei tribunali, un bluff ai consumatori, un business per gli studi legali»

ROMA - Ecco le 5 modifiche che le associazioni consumatori chiedono vengano riportate nel testo della class action facente parte del Ddl Sviluppo in discussione dall’Aula del Senato:

1. Legittimare ad agire anche le associazioni consumatori riconosciute (class action in vigore nei paesi europei) oltre che i singoli consumatori (class action all’americana). Ciò per rendere coerente la normativa italiana con la direttiva europea sulla class action in fase di preparazione.

2. Sostituire il concetto di interesse «identico» (che in pratica azzera la possibilità di azioni collettive) con quello di interesse «analogo», «omogeneo», ecc..

3. Semplificare l’adesione dei consumatori all’azione collettiva. La normativa, così come è attualmente formulata, porterebbe alla paralisi dei tribunali, dovendo i consumatori interessati depositare in cancelleria la documentazione probatoria.

4. Eliminare l’azione punitiva nei confronti dei promotori dell’azione collettiva. Questa norma è prevista in varie legislazioni sull’azione collettiva nei confronti delle imprese condannate, in aggiunta al risarcimento ai consumatori. Nel testo in discussione al Senato, questo principio viene rivolto contro le vittime e i soggetti più deboli, cioè i consumatori (più di così la Confindustria non potrebbe ottenere!)

Sostituire il concetto di «obbligo di pubblicità dell’azione collettiva» (provvedimento oltreché costoso, ingestibile per i consumatori) con quello di «obbligo di informazione» ai consumatori, valorizzando inoltre l’aspetto conciliativo fra le parti per risolvere il contenzioso prima del pronunciamento dell’eventuale sentenza.