20 novembre 2019
Aggiornato 20:30

Class action, Legambiente: “Erin Brockovich non abita qui”

Continui rinvii e modifiche mortificanti per i diritti dei cittadini. Una riforma svuotata

«Non solo si continua a rimandare la sua entrata in vigore, ma si modifica anche il testo in maniera sempre più restrittiva e limitativa dei diritti dei cittadini».
È un commento preoccupato quello di Legambiente alla notizia dell’ennesima modifica e dell’ennesimo rinvio dell’entrata in vigore della norma che autorizza l’azione collettiva risarcitoria, la famosa class action, annunciata a fine 2007 e rimandata, prima a gennaio 2009, poi a giugno dello stesso anno e ora al primo luglio, con una importante modifica del testo che, di fatto, esclude qualsiasi ricorso alla class action in materia ambientale.

«E’ chiaro – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – il tentativo di spuntare da subito le armi dei cittadini. La modifica al testo infatti, fa sì che molte associazioni, come quelle ambientaliste, pur occupandosi dei diritti delle persone non possano servirsi di questo strumento, perché non rientrano nell’elenco di quelle consumeriste. Eppure questo strumento rappresenterebbe un’innovazione importante in questo paese perché lo inserirebbe finalmente tra le più evolute democrazie occidentali, al pari degli Usa. La modifica attuale invece, rappresenta un passo indietro molto grave rispetto al testo originario perché cancella un dispositivo fondamentale anche per la difesa dell’ambiente oltre che del diritto dei cittadini di vivere in un paese sano dal punto di vista ambientale. Evidentemente Erin Brockovich in Italia non otterrebbe mai giustizia».

L’introduzione della Class Action in questa forma, svuotata dei contenuti per palese pressing delle lobby interessate, non consentirebbe, per esempio, a una associazione ambientalista di dare il via ad un processo come quello in corso a Torino sulla vicenda dell’amianto responsabile della morte e delle malattie dei lavoratori dell’eternit, la verità sul danno ambientale e le conseguenze sulla salute dei cittadini. «Insomma – conclude Cogliati Dezza – la norma, nella forma con la quale sta uscendo dal Senato, per le difficoltà che frappone e per le esclusioni che introduce, sembra del tutto inutile rispetto agli obiettivi che si poneva. Il Parlamento ci ripensi».