27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30

Influenza suini, Coldiretti: nessuna psicosi. Acquisti regolari

Con 37 chilogrammi per persona consumati ogni anno tra carne suina fresca e salumi è la preferita dagli italiani

All’apertura settimanale di negozi, macellerie e supermercati gli acquisti di carne di maiale e di salumi procedono regolarmente e non si avverte nessun effetto psicosi provocato dall’emergenza dell’influenza messicana. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti attraverso le proprie strutture territoriali dal quale si evidenzia che hanno avuto successo le assicurazioni sull’assoluta assenza di rischi nei consumi di carne fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dal Ministero del Welfare e da tutti gli esperti interpellati.

Con 37 chilogrammi per persona consumati ogni anno tra carne suina fresca e salumi è - sottolinea la Coldiretti - la preferita dagli italiani. Acquistare carne di maiale e salumi italiani senza cedere alla paura ingiustificata è - continua la Coldiretti - un comportamento di buon senso ma è anche un gesto di responsabilità per evitare di far chiudere senza ragione gli allevamenti italiani mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, facendo tesoro delle esperienze del passato.

In Italia da almeno dieci anni - precisa la Coldiretti - non viene importata carne fresca, congelata o suini vivi dal Messico e che nei cinquemila allevamenti italiani non è stato riscontrato nessun caso di contagio di uomini o animali.

Un rischio vero per il nostro Paese in questo momento sono - sottolinea la Coldiretti - le paure ingiustificate che nel passato, per situazioni analoghe, hanno provocato senza ragione una psicosi nei consumi che è costata migliaia di posti di lavoro e miliardi di euro al sistema produttivo, con perdite stimate di 2 miliardi per la mucca pazza (2001) e di mezzo miliardo per il pollame con l'aviaria (2005).

Per questo vanno subito adottate senza indugi - sottolinea la Coldiretti - le misure già sperimentate con successo nel caso dell’influenza aviaria a partire dall’obbligo di indicare della provenienza sulle etichette della carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina rispettivamente dopo le emergenze aviaria e mucca pazza. L'esperienza delle crisi del passato ha dimostrato che - conclude la Coldiretti - la trasparenza dell'informazione e la rintracciabilità in etichetta è il miglior modo per garantire i consumatori ed evitare la psicosi nei consumi.