27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30

Coldiretti Cremona: scegliere carne di maiale e salumi made in italy

«Sono una garanzia di qualità e sicurezza»

«Carne di maiale e salumi italiani sono una garanzia di qualità e piena sicurezza. Continuare ad acquistare questi prodotti, senza cedere a paure ingiustificate, è un comportamento di buon senso ed è anche un gesto di responsabilità, per evitare di far chiudere senza ragione gli allevamenti italiani mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, dagli allevamenti ai negozi».

A parlare è Pietro Scolari, Responsabile dell’Ufficio Economico di Coldiretti Cremona, che evidenzia un dato: «in Italia, da almeno dieci anni, non viene importata carne fresca, congelata o suini vivi dal Messico» cui si aggiunge la conferma che «nei cinquemila allevamenti italiani non è stato riscontrato nessun caso di contagio di uomini o animali».

Con grande determinazione, e solide argomentazioni, Coldiretti Cremona interviene a tutela della suinicoltura made in Italy (a garanzia della quale ci sono anche i chiarimenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero del Welfare italiano, che hanno ribadito come il consumo di carne suina sia sicuro) oggi esposta al rischio (questo sì, autentico) che paure ingiustificate si traducano in psicosi nei consumi, come è avvenuto, in maniera del tutto irrazionale, nel 2005 con l’aviaria, portando ad un danno ingente per la nostra agricoltura, con allevamenti costretti a chiudere, migliaia di posti di lavoro venuti meno e una perdita per il sistema produttivo di mezzo miliardo di euro.

«La carne suina fresca o trasformata è la preferita dagli italiani, che possono continuare ad acquistarla tranquillamente. Non ci sono suini infetti negli oltre trecento allevamenti professionali cremonesi, come nei cinquemila allevamenti italiani, che sono sotto il controllo della più estesa rete di veterinari a livello comunitario – prosegue Scolari –. Al tempo stesso riteniamo che vadano adottate senza indugi tutte le misure già sperimentate con successo nel caso dell’influenza aviaria, a partire dall’obbligo di indicare la provenienza sulle etichette della carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina rispettivamente dopo le emergenze aviaria e mucca pazza. L'esperienza delle crisi del passato ha dimostrato che la trasparenza dell'informazione e la rintracciabilità in etichetta rappresentano il miglior modo per garantire i consumatori ed evitare la psicosi nei consumi».