I 6 “passi” per soddisfare il fabbisogno alimentare nel mondo
Federalimentare attribuisce grande importanza alla riunione dei Ministri dell’Agricoltura del G8
Federalimentare, in rappresentanza delle 19 Associazioni di categoria dell’Industria alimentare italiana, secondo settore produttivo del Paese con 120 mld di euro di fatturato nel 2008, oltre 400.000 dipendenti e 6500 aziende (con più di 9 dipendenti), maggiore utilizzatore (70%) della produzione agricola nazionale, ma anche grande importatore da Paesi Terzi di materie prime delle quali l’Italia, è strutturalmente deficitaria, segue con attenzione l’evoluzione delle politiche economiche internazionali in materia agroalimentare e attribuisce grande importanza alla riunione dei Ministri dell’Agricoltura del G8.
L’incontro assume particolare rilievo anche alla luce del vertiginoso aumento dei prezzi e della riduzione dell’offerta sui mercati internazionali di molte commodities agricole, innescati nel 2007 e protrattisi per la prima metà del 2008. Si tratta di fenomeni imputabili ad una serie di fattori: dall’incremento strutturale della domanda globale di prodotti agricoli legato allo sviluppo demografico soprattutto da parte dei Paesi emergenti, all«intensificazione della produzione di colture sostitutive a quelle alimentari (biocarburanti), dalla congiuntura sfavorevole di cattivi raccolti in alcuni Paesi produttori, alle speculazioni sui mercati mondiali. A ciò si è aggiunta la riduzione degli stock in molti paesi OCSE, che ha impedito di compensare la lievitazione delle quotazioni, irrigidendo il mercato e indebolendo fortemente il potere contrattuale della domanda.
La scarsità di materie prime e l’impennata delle loro quotazioni rende manifesta la necessità di prevedere misure di intervento e adottare politiche e investimenti volti a favorire in primo luogo la crescita delle agricolture dei Paesi in via di sviluppo, ma anche il mantenimento della produttività delle produzioni agricole dei c.d. Paesi sviluppati, per garantire cibo sufficiente alla crescente popolazione mondiale ed evitare che la crisi alimentare degli ultimi due anni diventi strutturale nei prossimi decenni.
Federalimentare ritiene che la disponibilità di materie prime agricole in quantità sufficienti richieda:
1. a livello europeo, l’abbandono delle ipotesi riduttive del ruolo produttivo della PAC e il riorientamento degli strumenti di sostegno all’agricoltura Ue verso obiettivi di mantenimento della produzione, conservando i princìpi fondamentali e gli obiettivi della politica agricola comune (PAC): prezzi ragionevoli, approvvigionamenti garantiti, stabilizzazione dei mercati per assicurare un equo tenore di vita, riequilibrio dell’incrocio domanda-offerta, e reti di sicurezza per reagire alle crisi. Su tali basi, Federalimentare, insieme a Confagricoltura, a CIA, alle rappresentanze del mondo della cooperazione e dei sindacati del settore agroalimentare, ha individuato alcuni princìpi da far valere come posizione nazionale in sede europea con riferimento ad ogni ipotesi di riforma della Politica Agricola Comune, che dovrà garantire all’Ue un sufficiente grado di autonomia alimentare: gradualità e valutazione d’impatto di ogni modifica introdotta, eliminazione dell’obbligo del set-aside, finalizzazione del potenziamento dello sviluppo rurale mediante la destinazione precisa delle risorse scaturenti dall’aumento della percentuale di modulazione e dei pagamenti supplementari in direzione dell’incremento della competitività delle filiere e dell’occupazione, nonché del finanziamento delle misure di gestione dei rischi di mercato e delle calamità naturali;
2. sempre a livello comunitario, un approccio «laico» (fondato su criteri oggettivi e pronunciamenti scientifici da parte di organismi autorevoli e univocamente riconosciuti come l’EFSA) in ordine al ruolo che possono svolgere le moderne biotecnologie nell«assicurare la produzione di generi alimentari a prezzi ragionevoli, anche considerando i dati di scenario che evidenziano le conseguenze, in termini di prezzo e di disponibilità di prodotto alimentare, derivanti da misure di integrale rifiuto sostenute da spinte emotive e ideologiche;
3. a livello internazionale, dopo lo stop del Doha Round del luglio 2008, la definizione di un nuovo accordo commerciale organico e multilaterale in seno al WTO, che garantisca gli scambi in un contesto di sicurezza, di salvaguardia delle produzioni agroalimentari di qualità (che caratterizzano il nostro Paese) e di lotta alle contraffazioni, da realizzare anche mediante la creazione di un registro internazionale delle Indicazioni Geografiche sul modello di quello esistente per vini e alcolici;
4. l’aumento degli investimenti volti a incrementare la produttività dei PVS, molti dei quali non stanno realizzando il loro potenziale di produzione alimentare, attraverso politiche di adattamento delle colture al cambiamento climatico, la diffusione di pratiche per un uso sostenibile delle risorse primarie (acqua, suolo), il trasferimento di know-how, la facilitazione dell’accesso al credito anche per le microimprese, la promozione di un sistema preferenziale e asimmetrico nei negoziati commerciali con i PVS;
5. la definizione di un accordo internazionale per una migliore gestione delle scorte alimentari che possa fronteggiare le situazioni di carenza di prodotto negli scambi internazionali, attraverso la costituzione di scorte strategiche, che permetta un riequilibrio della domanda e dell«offerta e il miglioramento del grado di auto-approvvigionamento nei PVS;
6. lo sviluppo articolato - in funzione di criteri economici, sociali e ambientali chiaramente definiti - della produzione di biocarburanti, privilegiando quelli di seconda generazione (da biomasse), al fine di evitare un’antagonistica espansione a scapito della quantità e della qualità delle colture a destinazione alimentare.