19 maggio 2024
Aggiornato 15:30
Vittoria Franco scrive a Brunetta

«Donne in pensione più tardi? Allora investiamo sul lavoro»

Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunità del Pd risponde così in una lettera aperta al ministro della Pa e dell'Innovazione Renato Brunetta che, nella giornata conclusiva della terza edizione del Forum «Terza Economia - Sempre più valore dalla Terza Età»

«Le lancio una proposta di alleanza o, se vuole, una sfida, tutta politica, tutta a favore delle donne: noi del PD sosteniamo le sue proposte sulla equiparazione dell’età pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto che prevede misure per promuovere l’occupazione femminile e favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera. Perché è proprio qui il problema, nella maternità che è ancora un ostacolo all’accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle donne in un lavoro gratificante». Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari Opportunità del Pd risponde così in una lettera aperta al ministro della Pa e dell'Innovazione Renato Brunetta che, nella giornata conclusiva della terza edizione del Forum «Terza Economia - Sempre più valore dalla Terza Età» svoltosi a Stresa sul Lago Maggiore, aveva proposto di portare a 65 anni l'età pensionabile delle donne.

«Caro Ministro Brunetta - scrive il ministro ombra - sono d’accordo con lei quando dice che molti vogliono le donne 'angeli del focolare', tutte cura e famiglia. Per la verità, è soprattutto la destra che storicamente fa di un welfare centrato sulla famiglia e sulla donna il suo punto identitario. Le lancio una sfida a favore delle donne: noi del PD sosteniamo le sue proposte sulla equiparazione dell’età pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto (il disegno di legge depositato al Senato col numero 784) che prevede misure per promuovere l’occupazione femminile e favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera. Perché è proprio qui il problema, nella maternità che è ancora un ostacolo all’accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle donne in un lavoro gratificante. Le donne oggi sono più istruite, ma più povere e più precarie degli uomini. Per le donne laureate il differenziale salariale può arrivare anche al 25 per cento in meno. Il livello di occupazione femminile al Sud è intorno al 31 per cento. Ma quelle stesse donne inattive rinunciano anche a fare figli perché il futuro della coppia e della famiglia è più incerto».

«Vogliamo partire da questi dati ministro Brunetta? - incalza Vittoria Franco - Vogliamo partire dai servizi educativi e alla persona? Lei sa bene che gli asili nido coprono poco più del 10 per cento della popolazione infantile e che al Sud non arrivano al 2 per cento. Tremonti finora non ha previsto un euro né per promuovere politiche attive del lavoro femminile né per proseguire nel piano per gli asili nido avviato da Prodi. E non possono bastare gli spiccioli realizzati con l’equiparazione dell’età pensionabile. Ci dia qualche segnale che ci consenta di avere fiducia e per non pensare che questo Governo voglia di nuovo intrappolare le donne in un'ulteriore discriminazione: più povere, più oberate di cura e pure in pensione più tardi degli uomini».

Insomma il PD si aspetta una risposta seria ad un problema serio. Non uno spot, e nemmeno uno slogan. Ma soluzioni vere e concrete. Altrimenti, come fa notare Cesare Damiano, viceministro ombra del Lavoro, la proposta di Brunetta rimane «inaccettabile» perché affronta solo un lato del problema: quello del risparmio dei costi pensionistici. «Invece, - spiega ancora l’esponente del governo ombra - quando si parla di lavoro femminile non si può non affrontare, contemporaneamente, il tema della conciliazione tra tempo di vita e tempo di lavoro e quello della revisione del modello organizzativo dell'impresa, che consenta la fruizione di congedi o di periodi sabbatici per cura e crescita, ad esempio, dei figli nei primi anni di vita, riconoscendo anche questi periodi ai fini pensionistici».

Bisogna fare di più, dunque. Specialmente per quanto riguarda il welfare italiano, troppo poco attento alle difficoltà che la situazione femminile è costretta ancora ad affrontare. «Fino a quando lo stato del welfare italiano sarà tale da costringere le donne a fare almeno due lavori di cui uno non pagato e non riconosciuto – sottolinea Anna Finocchiaro, presidente del PD al Senato - sarò contraria all'innalzamento dell'età pensionabile per le donne. Anch'io certo sono favorevole alla parità ma per arrivare a quel risultato serve uno stato sociale (asili, assistenza, congedi parentali, ecc...) che garantisca le donne».

A ricordare la necessità di uno Stato sociale più forte per le donne è anche il vicepresidente del Senato, Emma Bonino: «In Italia la situazione dell'accesso delle donne al mercato del lavoro è penosa, come avevamo scritto nella nota aggiuntiva al programma di Lisbona durante il governo Prodi, con la collaborazione di tutti i ministri Pollastrini, Damiano, Bindi. Abbiamo un accesso femminile al mercato del lavoro del 46% rispetto alla media europea che è del 60%. Questo perché mancano tutti i servizi di cura e gli asili, perché le donne in Italia si fanno carico di tutti i servizi di cura per bambini, anziani, malati che non esistono nel nostro Paese».

G.R.