14 novembre 2019
Aggiornato 20:30
Sciopero generale della scuola

«La legge Gelmini non c'entra nulla con l'università»

Così si è espresso Enzo Ghigo, coordinatore regionale di Forza Italia / Pdl

«Con l’università il decreto Gelmini non c’entra nulla, ma c’è chi vuole strumentalizzare gli studenti per evitare una riforma che, invece, è sempre più urgente». Così si è espresso Enzo Ghigo, coordinatore regionale di Forza Italia /Pdl, commentando lo sciopero del mondo della scuola. «Il Pd ha utilizzato il tema della scuola per cercare di uscire dall’angolo e ripartire con l’opposizione.

E questo fa parte del suo «mestiere», anche se in tal modo si rischia di fare danno al Paese, proprio nel momento in cui la crisi economica richiederebbe di rinserrare le fila. Ma questa strumentalizzazione ha avuto il merito di far puntare i riflettori sull’università, scoprendo sprechi e disfunzioni cui si dovrà assolutamente porre rimedio».

Il senatore azzurro ricorda che nell’arco di pochi anni i corsi universitari sono più che raddoppiati, passando da 2.500 a 5.500. Di questi, 323 corsi non superano i 15 studenti iscritti. «In Italia ci sono 170mila insegnamenti universitari attivati, il che comporta una pletora di docenti, ordinari e associati, che non ha eguali al mondo. E ciò nonostante, la percentuale di laureati è a livelli da terzo mondo, più in basso del Cile. Come ha detto qualcuno, abbiamo confuso la salute con la quantità delle medicine. In realtà questa moltiplicazione all’infinito di corsi è funzionale a dare incarichi a docenti e ricercatori che, come si è scoperto, in molti casi sono parenti degli stessi professori».

Le risorse che in Italia sono destinate agli studi superiori, ha sottolineato Ghigo, «non sono scarse rispetto ai parametri internazionali, ma sono mal impiegate. Il raffronto con gli altri Paesi va fatto considerando gli studenti attivi che frequentano le lezioni e danno esami. Infatti, in Italia un numero non indifferente di iscritti è poco motivato e non frequenta né procede negli studi. Se si tiene conto dei soli studenti attivi, gli atenei italiani dispongono di circa 16mila dollari pro-capite, il che colloca l’Italia ai primi posti nel mondo, preceduti solo da Stati Uniti, Svizzera e Svezia».