1 giugno 2020
Aggiornato 11:00
Pubblico impiego

«Contrarietà a rinnovo ha ragioni di merito»

Gentile (CGIL): «Confermata presenza a tutti i tavoli, confermati scioperi unitari»

Nell’incontro svolto nella giornata di ieri tra il ministro della Funzione Pubblica, Brunetta, e le organizzazioni sindacali confederali e di categoria del Pubblico impiego e dei settori della conoscenza, è stata consegnata una bozza di ‘Protocollo di Intesa’ sul tema dei rinnovi contrattuali e sulle previsioni di un negoziato con al centro la riforma del sistema contrattuale che dovrebbe decorrere dal 2010. Sul documento è stata richiesta una adesione esplicita da parte delle organizzazioni sindacali.

«La Cgil non ha aderito al documento - ribadisce in una nota il responsabile del dipartimento Settori Pubblici della Cgil Nazionale, Michele Gentile - pur confermando la sua presenza a tutti i tavoli di confronto che si apriranno sia quello che si aprirà all’Aran sui rinnovi, sia quello per i lavori istruttori utili per le peculiarità del sistema contrattuale del lavoro pubblico, da far valere poi nel confronto più generale». Mentre Cisl e Uil del pubblico impiego, e la Ugl, hanno dato la loro adesione, «la nostra contrarietà alla parte relativa al rinnovo contrattuale è dettata da profonde ragioni di merito», aggiunge il sindacalista. Quanto all'Ugl, precisa Gentile, «non ha alcun livello di rappresentatività nelle categorie pubbliche al punto tale da non essere convocata in Aran anche nei singoli tavoli di trattativa».

Sul piano delle risorse economiche necessarie per il rinnovo dei contratti, rimane la quantificazione prevista dalla legge 133, riportata poi nel disegno di legge ‘Finanziaria per il 2009’. «Ciò significa - spiega Gentile - incrementi economici per il biennio 2008/2009 pari al 3,2%, ovvero meno della metà dell’inflazione reale del 2008 e di quella prevedibile per l’anno successivo, comprensivi di quelli stanziati per l’indennità di vacanza contrattuale. Tale previsione, già respinta dalle organizzazioni sindacali al punto da essere posta come una delle ragioni a base degli scioperi proclamati, viene ulteriormente aggravata dalla unilaterale previsione per il comparto ministeri di una ripartizione dell’incremento complessivo in 60 euro mensili per lo stipendio e 10 per il salario accessorio».

In sostanza nessuna modifica, anzi per il dirigente della Cgil si profila «un peggioramento in termini di difesa del potere di acquisto» ma occorre aggiungere, «in considerazione dell’impossibilità di raggiungere in sede di rinnovo contrattuale la maggioranza del 51% delle organizzazioni sindacali favorevoli, anche la probabile intenzione del ministro di far valere quanto previsto nella legge Finanziaria». Ovvero la possibilità del Governo «di ‘concedere’ unilateralmente il 90% delle risorse relative allo stipendio (54 euro per i Ministeriali), in caso di assenza di rinnovo contrattuale, dopo l’entrata in vigore della legge Finanziaria, con conseguenze gravi sullo stesso sistema contrattuale del lavoro pubblico».

Sul piano del reintegro delle risorse economiche accessorie relative ai fondi unici di amministrazione ed alle leggi speciali tagliate e disapplicate con la Legge 133/2008, «vi è nel documento un impegno del Governo al ripristino, per una loro successiva distribuzione secondo criteri ‘rigorosamente selettivi’ da individuare nei Ccnl legati a premialità delle prestazioni di lavoro, produttività, etc», precisa Gentile.

«E’ sicuramente un primo risultato della mobilitazione e della pressione sindacale da apprezzare – spiega -. Ma nel testo, almeno per la parte relativa ai fondi ex leggi speciali, non vi è alcuna certezza temporale sul ripristino integrale delle retribuzioni tagliate con la legge stessa. In sostanza, si potranno forse reintegrare i fondi nella loro interezza, ma la previsione di nuove modalità applicative non è tale da garantire il ripristino del valore delle retribuzioni. L’incertezza temporale o, come invece nel caso dei fondi unici, la fissazione della data di ‘restituzione ai fondi non oltre il 30 giugno 2009’, fa sì che da gennaio 2009 le retribuzioni reali saranno ridotte. Rimane quindi l’effetto taglio delle retribuzioni, mentre è tutto da verificare l’impegno che il ministro Brunetta si è assunto a nome del Governo sul reintegro integrale delle risorse tagliate».

Il fatto poi «che non si sia seguita la strada della modifica della Legge 133 attraverso la legge Finanziaria con lo stanziamento dei circa 750 milioni di euro tagliati, porta a ritenere che l’impegno del Governo sia di difficile attuazione, oltre che essere eventualmente esigibile solo dopo un complicato iter contrattuale». Resta, anche in questo caso di piena validità, «il punto posto a base della vertenza contrattuale relativo alla cancellazione delle norme che determineranno da gennaio 2009 il taglio del salario accessorio. L’impegno del Governo al reintegro è sicuramente un passo avanti, ma per le cose sopradette ancora assolutamente insufficiente ed insicuro».

Infine, «continua ad essere rinviato, sul tema del rinnovo contrattuale, su quello della riforma del modello contrattuale, sulle misure sulle assenze per malattia, sul lavoro flessibile o sul precariato, il confronto tra il Governo e le altre parti datoriali pubbliche (Sanità Regioni- Enti Locali, Università Enti di ricerca ), con un oggettivo indebolimento del valore generale della proposta ed con il rischio di disarticolazioni. Il ministro Brunetta ha annunciato che, almeno per i contratti, tale confronto si aprirà nella giornata di lunedì».

Sulla base delle motivazioni sopra esposte, dice Gentile: «E’ evidente come non vi siano ragioni di merito per considerare il documento presentato dal Governo un segno forte di discontinuità nella politica verso il lavoro pubblico. Pur nella nostra contrarietà abbiamo confermato che saremo presenti a tutti i tavoli che si apriranno e lì faremo valere le nostre posizioni».

Quanto poi alla discussione relativa alla revisione del modello contrattuale, «ci si è limitati - fa sapere il dirigente della Cgil - da parte dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, a confermare, senza alcun riferimento a quanto contenuto nel documento consegnato, la volontà di lavorare per un modello contrattuale unico che riguardi l’insieme del mondo pubblico e di quello privato, approfondendo in una sede istruttoria tecnico-politica, l’ esame delle peculiarità e delle necessità del sistema contrattuale pubblico, da concludersi entro la metà del mese e da far valere sul tavolo generale».

«La mancanza di una chiara discontinuità nelle posizioni del Governo - conclude Gentile -, tali da portare al cambiamento della manovra economica sul lavoro pubblico e la permanenza di previsioni, come quelle sul rinnovo contrattuale, già dichiarate inaccettabili, permettono di confermare tutte le mobilitazioni, gli scioperi e le manifestazioni già proclamate unitariamente, come affermato da tutte le sigle sindacali, nonostante il diverso e poco coerente comportamento in relazione al Protocollo governativo».

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