30 agosto 2025
Aggiornato 22:00
Pacchetto UE Clima-Energia

«Sul clima l’Italia rema inutilmente contro»

Legambiente: «Berlusconi a capo del nuovo Patto di Varsavia»

«Berlusconi guida il nuovo patto di Varsavia. Se i paesi tecnologicamente più avanzati procedono nel rispetto degli impegni internazionali per la riduzione della Co2, l’Italia oppone un’assurda resistenza ponendosi a fianco di paesi dell’Est, quasi tutti dell’ex blocco sovietico, più arretrati e inquinanti». Così Legambiente commenta le notizie delle richieste di modifica degli obiettivi del pacchetto clima portate avanti dal ministro dell’Ambiente Prestigiacomo al vertice odierno di Lussemburgo.

«Proprio l’incapacità a raggiungere gli obiettivi di Kyoto al 2012 ha già determinato un fortissimo sconto per l’Italia rispetto agli impegni per il 2020. Se solo smettessimo di lamentarci e ci incamminassimo sulla strada di Kyoto, rispettando quello che di fatto è un impegno vincolante e ratificato da tempo - ha sottolineato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – potremmo ridurre le multe e raggiungere gli obiettivi previsti per il 2020».

Il protocollo di Kyoto infatti impone all’Italia una riduzione delle emissioni pari al 6,5% rispetto al 1990 mentre il pacchetto clima dell’Ue ci imporrebbe la riduzione del 5,1%. Rispettando il primo impegno quindi saremmo in grado di onorare anche il secondo senza ulteriori sforzi.
Le emissioni totali del nostro paese nel 1990 erano pari a 519 milioni di tonnellate di Co2 equivalente, il target di Kyoto al 2012 era di 485 mentre il target del pacchetto clima al 2020 sale a 492 milioni di tonnellate, con un evidente sconto rispetto a paesi come la Germania (1231 milioni di tonnellate di Co2 equivalente al 1990, 972,9 previste nel target di Kyoto al 2012 e 842 richiesti dal pacchetto clima dell’Ue), o il Regno Unito (775 Mt Co2 eq al 1990, 678 per il target di Kyoto al 2020 per giungere all’obiettivo di 565 mt di co2 eq nel pacchetto clima dell’Ue).
«Tra il 2008 e il 2012 il ritardo italiano dovrà essere colmato dall’acquisto di crediti che potranno costare fino a 7 miliardi di euro – ha concluso Cogliati Dezza . Le altre economie forti del vecchio continente invece non solo non dovranno ricorrere al massiccio acquisto di crediti di CO2, ma cominciano già oggi a raccogliere i benefici di investimenti ragionati nel campo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica».