15 ottobre 2021
Aggiornato 21:00
Presentato l’Osservatorio Ebr

Banche: analisti e investitori internazionali promuovono l’Italia

Banche italiane considerate tra quelle con maggiori prospettive di crescita. Tre i punti di forza: scarsa esposizione ai subprime, buoni spazi di crescita nel retail e ulteriori margini di contenimento dei costi

Gli analisti e gli investitori internazionali promuovono le banche italiane. Nonostante le turbolenze che agitano i mercati finanziari e la congiuntura economica non brillante, infatti, gli analisti delle maggiori banche d’affari internazionali considerano le banche italiane tra quelle con le maggiori potenzialità di crescita d’Europa, per tre motivi principali: la scarsa esposizione verso il mercato dei mutui subprime e verso gli strumenti finanziari ad esso collegati; le rilevanti potenzialità di crescita del business retail che in Italia è ancora sottodimensionato; l’opportunità di contenere ulteriormente i costi operativi dopo le recenti operazioni di aggregazione. Restano però le incertezze dovute alla debolezza dell’economia reale italiana e al peggioramento del clima di fiducia delle famiglie per via dell’aumento dei tassi di interesse e dell’inflazione. Utili e redditività delle banche italiane, inoltre, restano ancora ridotti rispetto a quelli delle banche di altri paesi.

A tracciare questo quadro, raccogliendo le opinioni degli analisti e degli investitori internazionali, è EBR - l’European Banking Report creato dall’ABI – nel corso della presentazione dell’Osservatorio dei risultati economici delle maggiori banche europee agli addetti ai lavori del credito e della finanza italiani e stranieri. «Le caratteristiche peculiari del mercato bancario italiano – ha detto il direttore generale dell’ABI, Giuseppe Zadra - rappresentano punti di forza che ci rendono attraenti per gli investitori esteri, come confermato dalle valutazioni delle banche d’affari internazionali sulla crescita futura dell’industria bancaria italiana, superiore a quello delle concorrenti europee».

Roe e utili rallentano - L’analisi di un campione di gruppi bancari originari dei 6 maggiori mercati bancari europei (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Olanda e Italia), composto da tutti i gruppi quotati in borsa il cui attivo cumulato rappresenta, per ciascun paese, almeno il 90% dell’attivo totale bancario nazionale quotato, mostra che il Roe medio europeo ha registrato una battuta d’arresto, scendendo dal 21,7% del 2006 al 20,1% del 2007. Sopra la media Olanda (30,1%) e Spagna (22,4%), sotto la media l’Italia (13,5%, anche se in crescita dal 12,8% del 2006). In termini di utili, dal confronto internazionale, emerge che le banche italiane guadagnano meno rispetto a quelle degli altri paesi europei. L’utile netto, infatti, ha avuto per le banche europee un incremento medio del 4% circa, sensibilmente meno del 27,7% messo a segno nel 2006, mentre in Italia è cresciuto solo dell1,3% (+20% circa, se si considerano le plusvalenze e i ricavi straordinari dovute alle cessioni di asset non strategici e alla vendita di sportelli in seguito alle aggregazioni).

Efficienza, passi avanti per Spagna e Italia - Sotto il profilo dell’efficienza, c’è stato un peggioramento del cost income ratio tra il 2006 e il 2007. Il valore del rapporto tra costi operativi e margine di intermediazione dei gruppi bancari europei è infatti cresciuto dal 60,8% nel 2006 al 63,5% nel 2007. Il grado di efficienza dei gruppi bancari spagnoli risulta il migliore, pari in termini di cost/income al 45,4%, in diminuzione di 3,3 punti percentuali rispetto al 2006 (48,8%). Bene anche l’Italia, dove prosegue la riduzione dell’incidenza dei costi operativi sui ricavi operativi complessivi già sperimentata negli scorsi anni: alla fine del 2007 il cost income ratio si è infatti attestato al 56,7%, in calo dal 58,8% dell’esercizio precedente. Meno positivo il dato francese pari al 73,5%, dal 63,2% del 2006.

Altri dati a confronto: grande attenzione ai costi in Italia - Il margine di intermediazione è cresciuto di circa il 5,5% in media in Europa; in Italia l’incremento è stato più contenuto, pari al 3,5%, principalmente a causa del modesto contributo dei ricavi da servizi. Tali ricavi hanno avuto una battuta d’arresto in tutta Europa (+1,9% contro il +15,4% del 2006), principalmente a causa dello scenario congiunturale che mette sotto pressione investimenti e posizioni di trading (-6,9%). Sul fronte dei costi operativi, invece, mentre a livello europeo si registra un incremento medio del 9.1%, frutto della crescita di tutte le singole voci di costo (spese per il personale +7,4%, spese amministrative +11,8% e rettifiche nette su attività materiali e immateriali +6%), per i gruppi bancari italiani le spese operative totali risultano in linea con l’esercizio precedente (-0,2%).