30 novembre 2021
Aggiornato 07:00
Intervista esclusiva

Angelico: «Biella tornerà in Serie A. La mia passione per il basket? Mi è costata un pochino...»

Abbiamo incontrato il presidente della società rossoblù alla vigilia della nuova stagione. Dopo l'addio di Corbani, la nostalgia per Raspino e i conti in via di sistemazione, ecco cosa ci ha raccontato della squadra e della sua azienda.

RONCO – Non è una novità assoluta, ma fa sempre un certo effetto sentirlo dire. Soprattutto da un uomo come Massimo Angelico, che ribadisce: "Biella merita la Serie A. E un giorno sono sicuro che ci tornerà». Parola del presidente della Pallacanestro Biella, che da ottobre affronterà la terza stagione in Lega A2/Gold. Ci accoglie nel suo stabilimento, moderno e immenso, dove è cresciuto tra reparti e uffici. Saluta i dipendenti. Controlla documenti. Verifica consegne. E' affabile, disponibile, loquace. Ci porta in giro per la fabbrica come farebbe a casa sua. Ci accompagna in questo viaggio dentro un'azienda che rappresenta un'eccellenza del territorio, oltre che una risorsa dello sport, il fotografo Stefano Ceretti.

Cosa si devono aspettare i tifosi?
Un campionato intenso. Forse con qualche squadra meno blasonata rispetto al passato. Ma con tante formazioni attrezzate, che renderanno tutte le partite incerte. Mi aspetto dai ragazzi grande entusiasmo. E spero in un palazzetto pieno, che li sostenga.

Possiamo dire che sarà un campionato meno spettacolare del passato?
Non credo sarà così. Forse sarà diverso rispetto al passato. E penso ad un torneo molto equilibrato. Ci saranno infatti tanti derby, quindi ci sarà da lottare tutte le settimane. Questo creerà spettacolo.

Visti gli organici, però, rispetto all'anno scorso ci sono meno nomi di grido...
Forse. Ma le squadre non le fanno i nomi di grido. Le fanno gli uomini.

Biella che campionato deve fare?
Deve salvarsi. Ma non possiamo nasconderci dietro un dito. Dopo due stagioni in cui sono stati raggiunti i play off non possiamo certo dire che non vogliamo ottenerli. Riuscirci però non sarà facile.

Non mi dica che non si fida della squadra?
Ci mancherebbe, anzi. È vero il contrario. Credo in ogni singolo giocatore e nell'allenatore. Il punto è che sono quasi tutti nuovi, allenatore compreso. Molti giovani, esordienti ad alto livello. Tante scommesse, insomma, come piace a noi. E quindi tante incognite. Prima che tutto funzioni al meglio, magari, servirà un po' di tempo.

Chi va in Serie A, quest'anno?
Chi vince lo scudetto nel campionato di calcio?

Riprovo. Chi vede favorita per salire?
Ferentino. Tanti giocatori di qualità... Raspino, "BJ" Raymond. Sulla carta sono sopra tutti gli altri. Però il campionato di quest'anno si annuncia durissimo proprio per chi vuole vincerlo.

Perché?
Una promozione su 32 squadre. L'anno scorso era sempre una, ma le formazioni erano la metà. Questo, tenendo conto che i play off sono un altro campionato rispetto alla stagione regolare, rende la corsa al primo posto finale molto complicata. Non dimentichiamo che anche quando arrivi al vertice a conclusione delle prima fase poi devi ricominciare tutto da capo con i play off. Con una sola promozione basta un inconveniente prima di una partita decisiva e la stagione è compromessa.

Soddisfatto della campagna acquisti?
Assolutamente sì.

In estate ci sono state diverse polemiche. Sembrava che Pallacanestro Biella fosse l'ultima a muoversi sul mercato.
Sensazioni...

Anche noi del Diario di Biella lo pensavamo, un po'...
Va bene, allora diciamo che erano opinioni. Rispettabili, ma discutibili. Quello che conta sono i risultati. La squadra è stata allestita per essere competitiva. L'allenatore era quello che volevamo, dopo l'addio di Fabio Corbani. Abbiamo fatto un passo per volta, senza fretta e senza fare follie. Abbiamo inseguito molte piste, cercato i giocatori giusti. Io non ho mai avuto la sensazione di essere in ritardo e infatti sono certo che per ottobre la squadra sarà pronta.

L'addio di Corbani rappresenta una ferita ancora aperta?
Ma no. Certo mi dispiace non averlo più con noi. C'era un ciclo aperto. Ma la sua è stata una scelta professionale. Da capire. Fabio ha avuto una grande occasione, in una città storica per la pallacanestro italiana, praticamente a casa sua. Era molto complesso dire di no. Gli auguro di avere successo.

Al di là di Corbani, non serba rancori verso nessuno? Giocatori, dirigenti, procuratori... Non sono tutto rosa e fiori il mondo del basket e la storia di Pallacanetro Biella...
Sono un uomo di sport. E soprattutto sono una persona che al di là delle divergenze di vedute, rispetta sempre il prossimo. Non mi faccio andare bene tutto, ci mancherebbe, ma i contratti li onoro, sempre. La parola data, pure. E le scelte individuali le accetto. Del resto di che parliamo? È la vita.

Da chi si aspetta di più, in campo?
Mi vuole mettere in difficoltà... Cosa dovrei dire? Io mi aspetto il meglio e il massimo da tutti i ragazzi della squadra.

Un nome. Anzi, due...
Diciamo che sono sicuro che De Vico e Infante, gli unici due rimasti rispetto all'anno scorso, faranno da collante con i nuovi. Loro sanno cosa vuol dire giocare a Biella e per Biella. Andranno in campo con cuore.

Un giocatore che avrebbe voluto restasse?
Altra domanda?

Un giocatore che avrebbe voluto tornasse?
Raspino. Ha una grande generosità. Anche a Pesaro, in una stagione difficile, l'anno scorso, se ne sono accorti tutti. Ho grande stima.

Invece è andato a Ferentino...
L'Italia è un Paese libero.

Quanto è costata la passata stagione?
Potrei sbagliare perché mancano alcune voci per completare il bilancio, ma diciamo intorno al milione e 300 mila euro.

E quando si era in Serie A, invece, quanto si spendeva?
Mi pare che mediamente, ogni stagione, costasse tra i 3 e i 4 milioni di euro. Ma parliamo del passato, oggi queste cifre non esistono più per nessuno... Milano esclusa.

In che senso?
In tutto il mondo dello sport c'è stato un ridimensionamento per la crisi economica. E il basket non fa eccezione. Diciamo quindi che oggi si può fare una Serie A dignitosa spendendo intorno ai 2,5 milioni di euro. Tutti gli anni.

Tutti gli anni?
Il nostro obiettivo è di andare in Serie A e di restarci. Prima però dobbiamo crescere per arrivare pronti al grande salto. Una volta promossi, l'idea è di restarci a lungo. Il ritorno in Serie A, insomma, va programmato. Non faremo follie per poi non avere i soldi per salvarci una volta raggiunto il traguardo.

Quanto costa provare a salirci, in Serie A?
Diciamo tra l'1,8 e i 2 milioni di euro.

E da dove può arrivare la differenza tra quello che si spende oggi e quello che serve per arrivarci?
Da nuovi soci. In questo senso, da presidente, ho un po' il rammarico di non aver detto abbastanza o abbastanza spesso che le porte della società sono aperte a tutti. Che chiunque voglia condividere il progetto di Pallacanestro Biella è ben accetto.

Ci sono ancora debiti da pagare?
Grazie alle banche del territorio abbiamo dilazionato una serie di pendenze passate in dieci anni. Ogni anno paghiamo 100 mila euro per debiti arretrati. Il totale era di poco inferiore al milione di euro quando abbiamo impostato questo piano di rientri. Ma la società è solida. Abbiamo imparato a non fare il passo più lungo della gamba, a risparmiare. Tenteremo di ritornare nella massima categoria solo quando saremo pronti.

Da quanti anni è nella Pallacanestro Biella?
Questo è il quarto anno come presidente... In pratica, dopo il presidente e fondatore Alberto Savio, sono il secondo per numero di anni, ma come dirigente e vice-presidente sono in società da oltre dieci anni.

Quanti soldi le è costata la sua passione per il basket?
Non saprei, così, su due piedi...

Non ci credo.
Fa bene.

Allora me lo dica...
Diciamo un po' di soldini.

Un milione di euro? Due?
Ripeto: un po' di soldini....

Mi arrendo. Ne è valsa la pena?
Assolutamente sì.

Anche come imprenditore?
Essere lo sponsor di Pallacanestro Biella è stato ed è un onore. È anche un impegno che mi costa molta fatica, ma anche uno straordinario biglietto da visita per l'azienda. È innegabile che lo sport e il basket ci abbiano aiutato a farci conoscere e apprezzare. Ecco perché mi auguro che altri imprenditori condividano il progetto. Primo per passione, ma anche perché una società come la nostra rappresenta un veicolo pubblicitario autentico.

Lei infatti veste la Nazionale di basket...
Non solo, anche tanti club di Serie A: Sassari, Roma nel passato, Torino.

Ci va alla pari, insomma...
Non scherziamo...

Il territorio fa abbastanza per il progetto Pallacanestro Biella?
Direi di sì. In passato le istituzioni locali e regionali ci aiutavano di più, a volte anche in modo sostanzioso. Oggi non è più possibile per ovvie ed evidenti ragioni. D'altronde sarei un pazzo a pretendere che il Comune o la Provincia lascino le buche nelle strade e poi diano dei soldi a noi. Però....

Però?
Anche se i tempi sono cambiati per tutti ci sono società sportive ancora aiutate da enti pubblici. E penso a Sassari o a Trento, nostra avversaria nel recente passato. Si tratta di città appartenenti a Regioni a statuto speciale, che prendono finanziamenti importanti.

Quasi una concorrenza sleale.
Bisogna farsene una ragione.

La sua azienda è in grande salute, tra le poche del territorio, colpito quasi a morte dalla crisi degli ultimi anni. Qual è il segreto?
Difficile dirlo... Certo guardare avanti aiuta. Perché bisogna lavorare pensando al futuro, a cosa succederà tra un anno, cinque anni, dieci anni... Così se ti copiano quello che fai oggi, domani tu sarai oltre visto che hai puntato sulla ricerca e sull'innovazione. In Angelico facciamo così da sempre: si lavora sulle commesse di oggi e si studia per le commesse di domani e di dopodomani.

Quanti dipendenti ha oggi?
Intorno ai 250, tra azienda e rete di vendita.

Quanto costa uno dei telai che si vedono in giro?
Tra i 60 e i 70 mila euro. Dipende ovviamente dal tipo.

E quanti ce ne sono in questo reparto?
Una settantina.

Quanti anni possono lavorare?
Dipende dai modelli, ma diciamo tra i sei e i sette anni. Questi sono tutti all'avanguardia dal punto di vista tecnologico.

C'è ancora un futuro per il tessile biellese?
Certo. Molte aziende hanno resistito alla crisi, molte si sono rinnovate, molte si sono attrezzate per competere. Ce la faremo.

Ma moltissime hanno chiuso, con numeri legati alla disoccupazione mai visti sotto il Mucrone...
La crisi è stata durissima. Credo anche io che i livelli produttivi e occupazionali del passato non siano ripetibili, ma il tessile biellese ha attraversato e poi superato molte altre crisi nella sua storia. Sono un ottimista per natura. Quindi penso che il mondo si vestirà ancora con tessuti biellesi. E che gli imprenditori e i lavoratori biellesi sapranno essere protagonisti.

Quali sono i suoi principali mercati?
Inghilterra, Germania, ma soprattutto Giappone, Cina e Sud-Est asiatico.

I cinesi si vestiranno Angelico?
Speriamo... Sono tantissimi. Ma credo che anche molti europei continueranno a vestirsi con tessuti biellesi. Certo oggi meno persone di una volta indossano una giacca per una questione culturale e di praticità. Ecco perché bisogna sperimentare tessuti innovativi, linee nuove. Per essere al passo con i tempi. Noi ci proviamo, da sempre.

Ultima domanda: tra dieci anni sarà ancora presidente di Pallacanestro Biella?
Tra dieci anni sarò ancora un tifoso di Pallacanestro Biella.

Suona male... È un addio?
Assolutamente no. Penso ad imprenditori e presidenti come Alberto Cerruti, numero uno della mitica Libertas, da anni socio prezioso e di straordinaria importanza per il club. È un esempio... Tra dieci anni penso e spero che altri possano avere la voglia e la disponibilità di ricoprire un ruolo tanto prestigioso ma anche impegnativo quale quello di presidente. Il che non vuol dire che io non sarò sempre un grande tifoso della squadra e un socio del club.

Ha in mente un successore?
La precedente non doveva essere l'ultima domanda? Comunque no. Anche se sono sicuro che ci siano dirigenti che potrebbero, tranquillamente, presto, prendere il mio posto.