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NEW YORK - A mali estremi, estremi rimedi. Avendo finito, o quasi, le cartucce procedurali per fermare l'approvazione della riforma della sanità in Senato I repubblicani ora sono passati alle preghiere. Poche ore prima dello storico voto della notte scorsa, che ha aperto la strada al varo della legge previsto per mercoledì prossimo, i senatori dell'opposizione hanno proposto una preghiera perché venga meno almeno uno dei 60 voti necessari ai democratici per chiudere la partita.
Alle quattro di ieri pomeriggio il senatore dell'Oklahoma Tom Coburn ha chiesto la parola invitando i colleghi a «pregare perché qualcuno non arrivi al voto». Una provocazione che in molti hanno letto come una iettatura nei confronti del democratico Robert Byrd, il novantaduenne senatore che ha al suo attivo il maggior numero di anni alle spalle in Senato nella storia del Congresso americano. Byrd ultimamente è entrato e uscito dagli ospedali spesso e le sedute a oltranza di questi giorni lo hanno costretto a uno sforzo supplementare, visto che è da tempo su una sedia a rotelle.
«Con questa dichiarazione si è passato il limite», ha detto uno dei leader democratici dell'aula, Dick Durbin, «quando si chiede di pregare perché i senatori non ce la facciano ad arrivare al voto significa che si è andati troppo oltre».
Il Senato non ha visto pause da oltre tre settimane a questa parte, dalla fine cioè del «ponte» per la festa del Ringraziamento. Byrd, che non ha nessuna intenzione di mancare a uno degli appuntamenti che i democratici attendono da anni, si è presentato anche all'una di notte venerdì scorso per dare il suo voto al budget del Pentagono e consentire la volata finale per il più importante capitolo del programma di governo di Barack Obama.
Diario del Web
Lunedì 21 dicembre 2009© RIPRODUZIONE RISERVATA
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