28 ottobre 2020
Aggiornato 23:30
Musica

Caparezza cambia faccia: con «Prisoner 709» guardo dentro me stesso

Un disco molto diverso dai precedenti perché rivolto all'interno e non più all'esterno come un percorso di autoanalisi, natodopo l'acutizzarsi di un problema all'udito che accompagna l'artista da anni

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MILANO - Un disco molto diverso dai precedenti perché rivolto all'interno e non più all'esterno come un percorso di autoanalisi: "Prisoner 709" è il nuovo album di Caparezza, che da «prigioniero», come dice il titolo, esplora una serie di contrasti, ragione e religione, servire o comandare, perdono o punizione sono alcuni, uno per ciascuno dei 16 brani. L'album è nato dopo l'acutizzarsi di un problema all'udito, un acufene che lo accompagna da anni. Per incontrare i giornalisti il cantante ha scelto una ex fabbrica di Milano e si è seduto in mezzo a loro in cerchio, come in una sorta di terapia di gruppo.

Tutto ti porta a dubitare
«Prigioniero di me stesso, sono il mio stesso carceriere, questo non fa di me un bipolare ovviamente. Io penso che un po' tutti lo siano, in un modo o nell'altro, i problemi che ti capitano nella vita ti portano a farti domande su cosa sarebbe successo se avessi fatto un'altra cosa, ci sono momenti di insoddisfazione lavorativi o sentimentali: tutto ti porta a dubitare anche di te stesso e quel dubbio l'ho cristallizzato in questo album. Questo non fa di me una persona depressa ma inquieta che è quello che sono sempre stato ma stavolta concentrato su di me e non sulla critica sociale».

L'esperimento della prigione
Il titolo prende spunto dall'esperimento della prigione ideato da uno psicologo di Stanford: un gruppo di studenti doveva recitare il ruolo di guardie e prigionieri, ma anziché due settimane durò sei giorni perché nessuno riusciva più a sganciarsi dal ruolo assegnato. Il disco è un percorso circolare, inizia e finisce con una canzone con lo stesso titolo: «Prosopagnosia» è un deficit che impedisce il riconoscimento dei volti altrui, in questo caso è l'artista che non riesce più a riconoscere se stesso.

La prima e l'ultima canzone uguali ma diverse
«La prima canzone e l'ultima sono la stessa ma la prima è inquieta, dolorosa, un pezzo che non avevo mai fatto con questo sentimento, l'ultima è l'accettazione di questo momento di difficoltà e quindi felice. Si passa da Prosopagnosia a Prosopagno sia». L'album è ricco di riferimenti e citazioni che lo rendono «non semplice», ma Caparezza non teme di creare una barriera tra sè e il pubblico. «Io non ho questa paura e non ho paura di essere simpatico o antipatico, sono così e non posso farci nulla».