30 ottobre 2020
Aggiornato 23:30
Cinema

Woody Allen si confessa: «Potrei smettere di fare film, ho 84 anni e presto sarò morto...»

La chiusura della sale, le produzioni cinematografiche bloccate, la crisi del cinema... Woody Allen non ci sta: «Non voglio fare film per i piccoli schermi, perciò potrei smettere del tutto di girarli»

Woody Allen
Woody Allen ANSA

Woody Allen potrebbe smettere per sempre di fare film. O almeno è quello che ha dichiarato lui stesso in un'intervista con il Financial Times, rilasciata per l'uscita del suo ultimo film «Un giorno di pioggia a New York» su varie piattaforme di streaming nel Regno Unito venerdì 5 giugno.

La ragione principale è la chiusura delle sale cinematografiche in tutto il mondo: «Non so quante di esse potranno riaprire - dice il regista newyorkese - Le persone ormai pensano: 'Stare a casa non è poi così male, ceno e poi mi guardo un film sullo schermo del televisore'. Ma io non voglio fare film per i piccoli schermi, perciò potrei smettere del tutto di girarli». E aggiunge: «Ho 84 anni, presto sarò morto. Anche se scrivessi la migliore sceneggiatura del mondo, potrebbe non esserci nessuno a produrla, perciò che incentivo avrei a continuare? Ero solito finire un copione, farlo ricopiare al computer, consegnarlo al mio produttore che avrebbe iniziato a cercare i finanziamenti, formare il cast e quindi girare. L'ho fatto per anni nello stesso modo: un processo molto semplice. Ma in questo momento non funziona più. Dunque, che fare?».

Woody ha già pronto un nuovo film, il 49esimo della sua carriera: s'intitola Rifkin's Festival, è interpretato tra gli altri da Christoph Waltz e Louis Garrel e si vociferava di una sua presenza al Festival di Cannes di quest'anno (poi anch'esso saltato), ma più probabilmente la première avverrà il prossimo autunno al Festival di San Sebastián, dove è ambientato. Durante il lockdown Allen non ha scritto nulla: «Non ho nessuna ispirazione. Ci sono film o serie che in un attimo riescono a drammatizzare o fare satira su temi come questo. Ma su di me non funziona. Trovo tutto troppo orribile. Non faccio niente per tutto il giorno, aspettando che questo coronavirus passi. Il massimo che posso fare è stare nella mia stanza a studiare un vaccino: ma non illudetevi che riesca a trovarlo».

E sulla musica ha raccontato che un membro della sua band, Eddie Davis, è morto per colpa della pandemia. «Suonavo con Eddie tutti i lunedì sera, e due settimane dopo l'ultima volta lui se n'è andato. Era un uomo meraviglioso, siamo tutti devastati da questa perdita. Chissà se torneremo mai a suonare insieme».

Stallone voce narrante del docufilm «40 Years of Rocky»

Sylvester Stallone sarà la voce narrante del docufilm «40 Years of Rocky: The Birth of a Classic». Il film scritto e diretto da Derek Wayne Johnson, è un dietro le quinte del film cult del 1976 oltre che un'analisi sul personaggio del pugile italo-americano che ha fatto storia nella cinematografia mondiale. Stallone, 73 anni, all'epoca era un attore quasi sconosciuto e fu lui stesso a scrivere il copione di Rocky.

Realizzato con pochi soldi e diretto da John G. Avildsen, il film divenne un fenomeno del botteghino e vinse tre premi Oscar. Stallone divenne il terzo uomo dopo Charlie Chaplin e Orson Welles, a ricevere la nomination all'Oscar sia come sceneggiatore che come attore per lo stesso film. Da allora sono stati realizzati sette sequel. «40 Years of Rocky: The Birth of a Classic» uscirà sulle piattaforme digitali iTunes/AppleTV e Amazon il prossimo 9 giugno.