6 dicembre 2019
Aggiornato 21:00

Anche Fiorello nel «mirino» di Weinstein

Per il produttore di Hollywood le segnalazioni di abusi di potere sembrano non avere mai fine. A raccontare la sua esperienza questa volta uno show man nostrano al minuto 30 del suo nuovo programma «Fiorello Il Socialista»

Fiorello, quando dissi «no» a Weinstein. E lui: «Non lavorerai mai più in America»
Fiorello, quando dissi «no» a Weinstein. E lui: «Non lavorerai mai più in America» ANSA

ROMA – Non si fermano le polemiche e le segnalazioni legate al caso Weinstein e non sono solo le donne a denunciare gli abusi di potere dell'orco di Hollywood. Anche in Italia spunta la vittima che non ti aspetti: Rosario Fiorello ha voluto raccontare il suo incontro con il produttore proprio durante il nuovo programma «Fiorello Il Socialista» in diretta audio su Facebook. Lo show man siciliano racconta di aver avuto a che fare con Harvey Weinstein utilizzando il suo tono scanzonato ed ironico.

Atteggiamento godoe
Fiorello racconta, tra battute e stacchetti musicali, di aver ricevuto una lettera in cui il produttore, dopo avere ricevuto il suo «no» per una parte marginale in uno dei suoi film, lo aveva minacciato di chiudere per sempre le porte di Hollywood alla sua carriera. L'incontro tra l'orco di Hollywood e Fiorello avvenne quando lo showman partecipò alle riprese del film «Il talento di Mr.Ripley», uscito nel 1999 e prodotto dallo stesso Weinstein, con la regia di Anthony Minghella e con Matt Damon, Jude Law e Gwyneth Paltrow. «All'epoca - ha spiegato Fiorello - alle feste poteva capitare di incontrare Weinstein che, con atteggiamento godone, seduto sul divano con le gambe aperte, ordinava champagne anche per darlo da bere alle piante».

La proposta, il rifiuto e la minaccia
Qualche anno dopo quelle serate Fiorello fu ricontattato per un ruolo nel film «Nine», il musical di Rob Marshall del 2009 su Federico Fellini ma leggendo il copione non trovò il suo ruolo. «A pagina 128» spiega lo show man, dopo aver chiesto delucidazioni, «Scoprì che avrei dovuto interpretare un elegante cantante italiano che si esibisce mentre i protagonisti parlano tra loro in una sala da ballo». Fiorello racconta che non ci pensò due volte e rifiutò l’offerta, tra l’altro scherza l'artista «Mancava una settimana a Ferragosto e, conoscendo gli americani, mi avrebbero trattenuto 25 giorni per girare una sola scena». E' proprio in quel momento che Harvey Weinstein, produttore del film, gli inviò una lettera a sua firma: «Mi scrisse che non potevo non accettare e che lui non poteva tollerare che un signor nessuno come me gli dicesse di no. Mi scrisse che Minghella aveva molta stima di me e cose tipo 'come osi rifiutare' e 'tu forse non hai capito a chi hai detto no', con una conclusione del tipo: 'Dopo questo rifiuto, non lavorerai mai più in America'». La rivelazione di Fiorello si chiude con la sua solita ironia: «Se non mi avete visto in Guerre stellari e in Rocky 6 ora sapete che è colpa di Weinstein».