10 luglio 2020
Aggiornato 08:00
Novità

Club Dogo, nuovo album: «Non siamo più quelli di Mi Fist»

In attesa di vederli a Milano per la presentazione del nuovo lavoro, Guè Pequeno, Jake La Furia e Don Joe si tolgono qualche sassolino dalla scarpa e dicono: «Siamo cambiati»

MILANO - Sono tornati e a guardarli bene non sembrano nemmeno più loro. Altro giro altra corsa. Anzi, altro disco. I Club Dogo presentano il loro nuovo lavoro, il settimo, che si intitola appunto «Non siamo più quelli di Mi Fist» e il 19 settembre li vedremo live al Fabrique di Milano in un concerto gratuito per far ascoltare ai fan i pezzi nuovi. Un ritorno alle origini il loro, con una strizzata d'occhio al vecchio album «Mi Fist» (miglior disco all'MC Giaime 2004), e un continuo gioco di parole con cui si divertono a prendere in giro, bonariamente, Ramazzotti, Zucchero e tanti altri.

«I NOSTRI FAN? MEGLIO CHE ASCOLTINO I LORO PROF» - «'Mi Fist' rifletteva un'epoca, quella post G8 di Genova, così come ogni nostro disco riflette un'epoca – spiegano Guè Pequeno, Jake La Furia e Don Joe –. "Dogocrazia" parlava di Vallettopoli. Questo fotografa il momento del forse, del vediamo. Certo, non siamo più quelli di allora, musicalmente e anagraficamente, ma allo stesso tempo restiamo quelli». E ci tengono a precisare: «Noi non vogliamo dire niente, solo fare giochi di parole, incastri di suoni. Se poi si creano testi che entrano nel cuore tanto meglio, ma noi non sentiamo responsabilità. I nostri fan speriamo che non ascoltino noi, ma i loro professori». Sì, avete letto bene...

ALTRO CHE MISOGINI - Alle femministe incallite che per anni li hanno accusati di misoginia, rispondono a chiare lettere: «Non siamo misogini, questo ce l'hanno detto le femministe ed è come se dei talebani ci accusassero di blasfemia. Abbiamo solo riportato episodi reali parlando di un certo tipo di donne. Se abbiamo usato parole forti è perché parlavamo di Vallettopoli. Insomma, "zoccole" lo abbiamo detto a donne che lo erano, non a tutte le donne». Sacrosanta verità. E ai duri e puri che li punzecchiano perché avrebbero ceduto allo showbiz, accettando copertine, tv e persino una collaborazione con Arisa, non la mandano a dire: «Lei ha una voce pazzesca». Ma Sanremo, assicurano, assolutamente no: «Rispettiamo chi ci va, ma è roba vecchia, da chi è a fine carriera, per grattare il fondo del barile, non fa per noi».