16 settembre 2019
Aggiornato 00:30
Festival del cinema

Venezia, «Anime nere» incanta il Festival

Standing ovation per il primo film italiano in concorso alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, firmato da Francesco Munzi e tratto dall'omonimo romanzo di Gioacchino Criaco.

VENEZIA - La 'ndrangheta e le sue faide intestine, la violenza, la ritualità di sangue. C'è questo, ottimamente raccontato, in «Anime nere», il primo film italiano in concorso alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, firmato da Francesco Munzi e tratto dall'omonimo romanzo di Gioacchino Criaco. Straordinaria l'interpretazione degli attori professionisti e non, che regalano uno spaccato di una Calabria ai confini della realtà, con una fotografia a tratti commovente e allucinante. La critica l'ha adorato. Il regista è arrivato accompagnato dal cast, composto da Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Anna Ferruzzo, Giuseppe Fumo e Barbara Bobulova. Assente solo la straordinaria Aurora Quattrocchi nel ruolo della madre dei tre fratelli: Luigi, Rocco e Luciano.

UN FILM DI 'NDRANGHETA LONTANO DAI CLICHÉ - Dopo avere ricordato lo sceneggiatore Fabrizio Ruggirello, scomparso a dicembre, Munzi ha spiegato di essersi volutamente tenuto lontano dai film di genere su mafia o 'ndrangheta, pur parlando di tre fratelli legati a doppio filo alla malavita locale. «Esiste certamente la lotta tra clan, le due famiglie che si scontrano nel paese di Africo dove è ambientato il film, ci sono i traffici illeciti, un fratello, Luigi che fa il lavoro sporco, Rocco che invece ha un aspetto più rispettabile e fa l'imprenditore coi soldi illegali, e Luciano che continua a fare il pastore in Aspromonte con le capre mantenendo un legame con la sua terra. Ho cercato di mettere in conflitto i famigliari asciugando la storia e facendola uscire dai cliché dei film di genere sulla mafia, definendo così l'archetipo di una tragedia». E ci è riuscito. Benissimo.

ATTORI PROFESSIONISTI E NON - Tutti gli attori di «Anime nere» si sono dovuti misurare col dialetto di Africo: nessuna difficoltà per Marco Leonardi, originario di Locri. Qualche problema invece per Peppino Mazzotta, che pur essendo di Cosenza ha dovuto apprendere il dialetto originale del posto, «una vera e propria lingua». Idem per il siciliano Ferracane, che come Aurora Quattrocchi è stato affiancato da un coach per assimilare ogni possibile sfumatura africese. «Aurora, che è una splendida attrice – ha sottolineato Munzi –, inizialmente si è rifiutata di recitare in calabrese, 'io sono siciliana', mi ha detto. Poi il cuore tenero ha prevalso e ha imparato anche lei il calabrese». Fabrizio Ferracane per immedesimarsi al meglio nel ruolo del pastore d'Aspromonte ha vissuto per un mese ad Africo vecchio in mezzo alle capre, studiando metodicamente l'inflessione del luogo. Anche Anna Ferruzzo, di origine pugliese, ha lavorato soprattutto sull'espressività silenziosa delle donne calabresi, mentre Barbara Bobulova, la moglie milanese di Rocco, ha soprattutto espresso l'incomprensione del Nord verso un Sud pieno di misteri e strani riti.