22 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Festival di Sanremo 2013

Serata amarcord al festival: tra i giovani vince Maggio

erata amarcord quella andata in scena ieri al Festival di Sanremo con il ritorno di Pippo Baudo sul palco dell'Ariston, l'omaggio a Mike Bongiorno e le canzoni che hanno fatto la storia della kermesse interpretate dai 14 big in gara

SANREMO - Serata amarcord quella andata in scena ieri al Festival di Sanremo con il ritorno di Pippo Baudo sul palco dell'Ariston, l'omaggio a Mike Bongiorno e le canzoni che hanno fatto la storia della kermesse interpretate dai 14 big in gara. Cominciata con un filmato in bianco e nero dell'Istituto Luce che ritraeva i protagonisti delle prime edizioni del festival, mostri sacri della musica italiana come Mina, Adriano Celentano, Tony Dallara e Claudio Villa, la serata, ribattezzata «Sanremo Story», si è conclusa con la proclamazione del vincitore della categoria giovani, il cantautore pugliese Antonio Maggio.

A regalare risate al pubblico dell'Ariston è stata come sempre Luciana Littizzetto che ha fatto il suo ingresso in sala con una fedele riproduzione del vestito indossato da Nilla Pizzi nel '52 durante la seconda edizione del festival. Dopo l'esibizione di Malika Ayane, che ha interpretato «Cosa hai messo nel caffè» di Riccardo Del Turco accompagnata dai ballerini Paolo Vecchione e Thomas Signorelli, la conduttrice torinese è tornata in scena con un caschetto biondo anni '60 e un vestito uguale a quello di Caterina Caselli quando cantò al festival del '66 «Nessuno mi può giudicare». «Era la prima canzone sulla prescrizione», ha commentato la Littizzetto, scatenando l'ilarità generale.

E' stato poi il turno di Daniele Silvestri, che si è esibito in una toccante versione di «Piazza grande» di Lucio Dalla, alla cui memoria nel pomeriggio era stata intitolata la sala stampa del Palafiori, e di Annalisa Scarrone con Emma che hanno interpretato un altro dei grandi successi sanremesi, «Per Elisa», brano con cui Alice vinse il festival nel 1981. I Marta sui Tubi, accompagnati dalla bellissima voce di Antonella Ruggero, hanno cantato «Nessuno», il brano con cui Betty Curtis e Wilma De Angelis esordirono a Sanremo nel '59. Sul palco sono poi saliti Gian Marco Tognazzi, Danny Quinn, Rosita Celentano e Paola Dominguin, i quattro figli d'arte che presentarono insieme, poco più che ragazzini, il festival del 1989, inanellando una serie incredibile di papere come ricordato dal conduttore Fabio Fazio.

La serata amarcord è proseguita con le esibizioni di Raphael Gualazzi, che ha intonato una versione rivisitata di «Luce (tramonti a nord est)» di Elisa, dei Modà, che insieme al maestro Adriano Pennino hanno reinterpretato in una versione rock la celebre hit di Pino Donaggio «Io che non vivo», di Simone Cristicchi, che si è cimentato in una versione molto fedele all'originale di «Canzone per te» di Sergio Endrigo e di Simona Molinari e Peter Cincotti che, con il chitarrista Franco Cerri, hanno rivisitato in chiave jazz «Tua», canzone presentata al festival nel '59 da Tonina Torrielli e Jula De Palma.

Maria Nazionale, con la sua generosa scollatura, ha invece interpretato con il chitarrista napoletano Mauro Di Domenico un'emozionante versione di «Perdere l'amore» di Massimo Ranieri. Spazio poi al primo artista della classifica provvisoria, Marco Mengoni, che ha portato sul palco dell'Ariston «Ciao amore ciao» di Tenco, prima dell'atteso omaggio a Mike Bongiorno con l'inaugurazione in diretta tv di una statua del grande presentatore donata dalla Fondazione Bongiorno alla città di Sanremo per ricordare l'indissolubile legame tra Mike e il festival.

Spazio poi ancora alla musica con Elio e Le Storie Tese che hanno cantato «Un bacio piccolissimo» insieme al pornostar Rocco Siffredi, con Max Gazzè che ha interpretato «Ma che freddo fa» di Nada e con Chiara Galiazzo che ha intonato «Almeno tu nell'universo», brano presentato al festival da Mia Martini nel 1989.

Tra i big gli ultimi ad esibirsi sono stati gli Almamegretta, orfani del cantante Raiz. A spiegare il motivo delle defezione è stato lo stesso Fazio: «Raiz non ci sarà perché si è convertito all'ebraismo e il venerdì non può esibirsi in pubblico. E' la prima volta - ha sottolineato il conduttore - che accade uno cosa del genere al festival». L'esibizione del gruppo napoletano, che si è cimentato in una versione reggae de «Il ragazzo della via Gluck» di Celentano, sarà comunque ricordata per il messaggio 'antiproibizinista', «lasciate crescere l'erba», lanciato da Marcello Coleman, voce del gruppo dal 2009, al termine della canzone.

Sul palco dell'Ariston, salutato da una standing ovation, è poi salito il conduttore che più di ogni altro ha segnato la storia del festival, Pippo Baudo, che, prima di ritirare il premio «Città di Sanremo», ha baciato di nuovo in bocca Luciana Littizzetto. «Mi manca solo Mollica poi li ho baciati tutti», ha commentato lei con la solita ironia. «Qui nel '68 - ha ricordato super Pippo - è cominciata la mia carriera. Io devo tutto a questo mestiere, alla televisione e per questa ragione voglio continuare a farla nella speranza di farla bene ed educata», ha concluso Baudo primi di esibirsi in un inedito duetto canoro con Fazio.

Dopo l'esibizione del maestro Stefano Bollani, che si è cimentato in un medley di brani suggeriti al pubblico, è arrivato finalmente il turno dell'ospite internazionale più atteso della serata, il cantautore e chitarrista brasiliano Caetano Veloso, che quest'anno festeggia 70 anni di età e 40 di carriera. Per il pubblico dell'Ariston Veloso ha cantato uno dei suoi più grandi successi «Voce linda» e due canzoni di Domenico Modugno, accompagnato al piano da Stefano Bollani.

Il vincitore della categoria giovani tra i quattro artisti rimasti in gara, Antonio Maggio, i Blastema, Ilaria Porceddu e Renzo Rubino, che si è aggiudicato il premio della critica, è stato decretato dal pubblico da casa con il televoto e dalla giuria di qualità presieduta dal premio Oscar Nicola Piovani.