18 giugno 2019
Aggiornato 09:00
Il cantante si racconta al mensile Max

Lenny Kravitz: Michael Jackson? Un vero maestro

L'artista presto al cinema in «The hunger games» di Gary Ross: Sono rimasto molto colpito dalla morte di Amy. L'accostamento rock-droga non è altro che un cliché. La droga normalmente ti distrugge e basta

MILANO - «Lavorare con Michael Jackson è stato splendido, lo ritengo un maestro, anche se era di una pignoleria esagerata sul lavoro». Lenny Kravitz racconta al mensile Max il suo rapporto con il re del pop, scomparso nel 2009. «I suoi dischi sono delle pietre miliari per me», continua la rockstar americana. E a proposito di un'altra grande artista scomparsa a luglio, Amy Winehouse, di cui proprio ieri è stata annunciata l'uscita dell'album postumo il prossimo 5 dicembre, Kravitz sottolinea: «Sono rimasto molto colpito dalla morte di Amy. L'accostamento rock-droga non è altro che un cliché - sostiene il cantante - non credo che la droga aiuti a comporre buona musica, forse è successo qualche volta ma normalmente ti distrugge e basta».

Lenny è impegnato in questi giorni nella promozione del suo nuovo album Black and white America e si prepara a esibirsi in concerto in due tappe italiane: a Milano e a Villorba (Treviso) il 21 e 22 novembre. «Vengo sempre molto volentieri in Italia - dice Kravitz -. Qui ho parecchi amici, ci sono donne stupende, il cibo è ottimo e il pubblico eccezionale». Oltre che per le donne e il cibo, il cuore di Lenny batte anche per le due ruote, e in particolare, per la sua Harley Davidson Softail Spriger: «La mia cucciola è una delle mie grandi passioni insieme alla fotografia, al design e alla mia casetta in riva al mare alle Bahamas».

Un nuovo disco uscito quest'estate, un tour in giro per l'Europa e un progetto cinematografico in vista per Lenny che, dopo l'esperienza nel film «Precious», ha in agenda la partecipazione come attore a The hunger games diretto da Gary Ross: «Mi piace recitare, mi viene naturale visto che da piccolo passavo ore sul set dove lavorava mia madre - confidato il cantante, figlio di Roxie Roker, la protagonista femminile de «I Jefferson» -. A lei è legato anche il momento più bello della mia carriera. Era il 1993, era già malata di cancro e venne alla consegna degli Mtv Awards. Vedere tutta quella gioia sul suo volto fu davvero meraviglioso».

E a proposito dei suoi inizi come cantante, Kravitz confida di rivedersi nella storia di Adele, l'artista britannica in questi giorni ricoverata in ospedale per una presunta emorragia alle corde vocali: «Mi ricorda un po' come ero io quando ho iniziato. Mi piace come sia riuscita a ritagliarsi uno spazio senza scendere a compromessi. E' una grande».