29 ottobre 2020
Aggiornato 08:30
MotoGP

«Anche in MotoGP esiste il doping»: la denuncia shock di Crutchlow

Persino lo sport motociclistico non è esente dalla piaga dei farmaci illegali: lo sostiene il pilota inglese, che chiede alla Federazione di aumentare i controlli

La foto di gruppo dei piloti di MotoGP che partecipano al Mondiale 2018
La foto di gruppo dei piloti di MotoGP che partecipano al Mondiale 2018 Michelin

ROMA – Anche la MotoGP scopre la piaga del doping: «Se pensate che qui, nel più grande sport motociclistico del pianeta, non ci siano persone che cercano delle scorciatoie, siete degli stupidi». Nella storia recente del Motomondiale non è mai stato scoperto alcun pilota positivo alle sostanze dopanti, eppure a portare la questione all'ordine del giorno ci ha pensato Cal Crutchlow, che sostiene che anche i motociclisti, come tanti sportivi di molte altre discipline, non siano purtroppo esenti dall'uso di farmaci illeciti. Il portacolori del team Lcr ha denunciato, a margine del Gran Premio del Qatar, quella che ritiene una situazione divenuta ormai accettabile: i test antidoping a cui sono sottoposti i centauri sarebbero infatti in quantità insufficiente, sostiene l'inglese, perché non verrebbe rispettata la norma che prevede che tutti gli atleti si rendano costantemente reperibili per gli esami comunicando con puntualità alla Federazione, su una piattaforma online, tutti i loro spostamenti. «Credo che il sistema di questi controlli sia terribile, tutto questo aspetto del nostro campionato non viene gestito bene – ha attaccato Crutchlow – E lo dico ormai da quattro anni. In teoria, in ogni stagione, dovrebbero essere selezionati tre piloti a campione per essere sottoposti a controlli più frequenti: a me è capitato un anno e sono stato esaminato una volta, e l'anno successivo in cui non ero stato estratto sono stato comunque esaminato una sola volta. Negli ultimi due anni non sono mai stato esaminato, e Jack (Miller, ndr) due volte in tre anni. Credo che tutti dovrebbero essere controllati, e per questo dovrebbero comunicare ogni giorno la loro posizione sul sistema online, ma sono tutti dei pigri bastardi e non vogliono questa rottura di scatole. Basterebbe che lo facessero una volta al mese comunicando tutto il loro programma di spostamenti, e se poi modificano il loro itinerario potrebbero aggiornarlo: non ci credo che non abbiano degli assistenti per farlo. Loro dicono di non volerlo fare per pigrizia, ma come faccio a sapere che invece non lo facciano perché stanno barando? Tutti gli atleti olimpici vengono controllati di continuo, perché noi solo a campione in due gare all'anno?».

Come si può reagire
Di questo argomento si è discusso proprio in occasione del Gran Premio inaugurale del campionato 2018, a Losail, in un incontro tra i piloti e la Federazione motociclistica internazionale convocato proprio per parlare del protocollo antidoping. Ma dalla riunione sono emerse opinioni troppo variegate: «Qualche pilota ha detto che avrebbe voluto più controlli, qualcun altro ha tenuto la bocca chiusa, o perché non vuole essere esaminato o perché vuole evitare fastidi – prosegue Crutchlow – Ma alcuni di questi ragazzi sono pagati intorno a quaranta milioni di euro, altri venti milioni: se sei un atleta professionista come è possibile che non trovi un modo di risolvere questo problema? Alcuni hanno sette aiutanti, potrebbero lasciare che uno di loro non se ne occupino. Se sono puliti, tirino fuori le palle e accettino di essere controllati in qualsiasi momento». La realtà è che, anche in uno sport in cui il successo dipende dall'interazione tra l'uomo e la macchina, esiste la possibilità di migliorare le proprie doti, dal punto di vista mentale oltre che da quello fisico, utilizzando determinati farmaci proibiti: «Non dico che le droghe pesanti aiuterebbero: nella MotoGP non conta tanto la prestazione pura. Ci sono ragazzi qui che escono la sera a fumare e a bere, ma riescono comunque ad essere competitivi perché sono piloti nati. Parlo di iniezioni per la reidratazione, che non sarebbero consentite ma so per certo che qualcuno le fa. Oppure c'è chi prende dei diuretici per perdere peso, perché è pigro e non vuole allenarsi in palestra per tante ore quante ne fanno gli altri». Gli organizzatori del Motomondiale, dal canto loro, promettono un giro di vite su questo tema: «La Fim e la Dorna lavorano con grande attenzione da diverse stagioni su questo tema, che è importante per tutti noi e specialmente per la Federazione, in quanto autorità di controllo – commenta il patron Carmelo Ezpeleta – Con lo sviluppo di questo sport, l'aspetto fisico è diventato uno dei più importanti per tutte le categorie e riteniamo importante dare ai piloti una buona educazione sull'antidoping sia in pista che fuori».